Italiano     RECENSIONI     English
LIBRI, RIVISTE, FANZINES, FUMETTI

LP / CD        per essere recensiti     DAMNA RECORDS & BOOKS e' un marchio registrato.
Tutti i diritti sono riservati.Nessuna parte dei testi di DAMNA RECORDS & BOOKS
puo' essere riprodotta o utilizzata in alcuna forma,o mediante mezzo elettronico,
senza esplicita autorizzazione degli aventi diritto.


ARCHIVIO RECENSIONI LIBRI




TERRORE ITALIANO-L'horror contemporaneo raccontato dai protagonisti - Vol. III, di Daniele Francardi (libro Universitalia, 2012)

Francardi è implacabile.

Come la stanchezza che ci coglie dopo un dispiacere, o dopo una copula.

Lo conosciamo come inesorabile promulgatore del verbo dell'horror italiano cinematografico attuale, e la sua dedizione al genere è pari solo alla sua prevedibilità.

Si prevedono tutte le sue mosse in anticipo, semplicemente perché le farà TUTTE, nessuna esclusa.......

Ci parlerà di chiunque operi nel settore, non importa se per merito,scelta o caso.

Darà loro visibilità, confermerà il loro valore se ne hanno, ne ipotizzerà le potenzialità quando sarà il caso. E sarà sempre il caso, perche Daniele Francardi ci crede davvero.

Con lui ci si sente un po' Hitchcock anche se si girano cartoni animati.

Ha poca importanza se ci si sente già "arrivati" o si inizia timidamente a cercare il proprio "posto al sole", tutti (e ribadisco TUTTI) dovrebbero qualcosa in termini di riconoscenza a Francardi, perché negli ultimi 3 anni nessuno più di lui si è spaccato il didietro per promuovere il genere Horror in Italia.

In fondo è solo un Fan, una specie di rivoluzionario al contrario, uno che non aspira a creare un movimento, ma soltanto a ripristinarne uno.

Lo sta facendo in tutti i modi,spesso negando la logica e agendo al di la del buonsenso.

Naif è la parola che mi piace quando penso a lui. "inutili" è la parola che mi piace quando penso a quelli che lo criticano, senza capirne le più intime motivazioni.

Nessuno, che mi risulti, ci "mette la faccia" come sta facendo lui.

In Italia, peraltro, in un momento tragicomico per l'horror e per tutto il resto.

Non è un pioniere, ma di certo è un traghettatore, uno di quelli che rema senza acqua, immaginandosi un mare da attraversare e coste da raggiungere.

Se il genere Horror in Italia (ri)approderà da qualche parte, il merito sarà anche e sopratutto di gente come Francardi.

Il terzo volume delle sue raccolte d'interviste a personaggi più o meno noti dell'ambiente (registi, sceneggiatori, musicisti , etc.) è, questa volta, deprimente dal punto di vista grafico (copertina più brutta è difficile anche solo da ipotizzare...), ma denota , rispetto ai volumi precedenti, una migliore selezione degli intervistati (fra cui l'ottimo Zampaglione); rimango perplesso sull'effettiva utilità di certe domande poco coraggiose e di un impianto generale piuttosto negligente dal punto di vista giornalistico, ma a Daniele sono disposto a perdonare tutto.

Molto migliore di tanta gente a cui si ostina a rivolgersi, non auguro buona fortuna a Francardi.

Quella si augura solo ai deboli.


STEFANO CODERONI




HORROR PROJECT MAGAZINE ANNO I N. 1 (UNIVERSITALIA, 2012)

Ci accorgiamo, a stento, che c'è ancora qualcuno che sa distinguere l'orrore dall'orribile.

Qualcuno in grado di separare ciò che spaventa da ciò che è solo, irrimediabilmente, brutto.

La storia di questo nuovo progetto CARTACEO (il maiuscolo è doveroso) dedicato alla "poetica" horror in tutte le sue forme (la celluloide, la letteratura, il collezionismo macabro, la musica e i fumetti difformi e deformi) non è recentissima e si tramanda e si racconta attraverso le fatiche e l'entusiasmo "bambino" di un manipolo di fans, fra cui il mentore Daniele Francardi, che in un paio d'anni hanno saputo prima fondare una "spilorcia" fanzine gratuita a costo quasi-zero e a ricavi zero assoluto, e poi organizzare una serie di incontri-eventi-proiezioni con l'unico nobile scopo di far rinascere un interesse "ufficiale" attorno all'horror cinematografico indipendente.

Dopo aver stretto un patto d'alleanza con l'Universitalia Editrice, il marchio Horror Project ha prodotto alcuni libri a tema e adesso assistiamo alla metamorfosi larva-farfalla grazie alla quale la primigenia fanzine autoprodotta si trasforma in una elegante rivista a colori, graficamente già adulta, con articoli niente affatto scontati come quello dell'ottimo Marco Saraga riguardante le Winderkammer, oltre ad interviste ad Antonio Tentori e al regista cult di thriller italiano "d'annata" Antonio Bido.

Penso che sarà proprio la volontà di sondare temi anomali e poco sfruttati dalla "concorrenza" e dal Web la reale forza di "Horror Project Magazine" e contributi di personalità "fuori dagli schemi" come il già citato Saraga potrebbero essere un plus-valore fondamentale per l'affermazione di questo progetto rischioso.

Un monito doveroso ai curatori della rivista: si tenga da parte la smania di protagonismo o solo di partecipazione dei tanti, troppi entusiasti senza studi né talento...."Horror Project Magazine" non deve essere una rivista elitaria, ma non deve nemmeno essere trasformata in una pattumiera di sedicenti esperti e scrittori......

Certe volte la differenza fra orrore e orribile si percepisce prima col naso .......


(STEFANO CODERONI)




ATTRAVERSO IL BOSCO FUORI-ANALISI E RETROSCENA DELL'HORROR CULT INDIPENDENTE DI SIMONA FALCONE E DANIELE FRANCARDI (LIBRO , COLLANA HORROR PROJECT/UNIVERSITALIA, 2011)

Che ci piaccia o no, il termine "cult" si applica spesso ad opere marginali ed emarginate dalla grande distribuzione e ben lontane dall'affermazione di massa. Molte volte le cose migliori, sul piano artistico, sono assolutamente "cult". Altre volte, le opere "cult" sono operine sfigate adatte ad un pubblico di simili: sghembe ed autoreferenti.

Non sta a me decidere a quale categoria appartenga il film horror "low -budget" del regista Gabriele Albanesi "Il Bosco Fuori" a cui questo libro è dedicato; di certo ha avuto una certa rilevanza nei circoli più intimi dell'universo cinematografico "fai da te", ed è stato subito promosso sul campo scivoloso della celluloide insanguinata, grazie anche alla partecipazione di Sergio Stivaletti che ne ha realizzato gli effetti speciali. E all'interesse che ha saputo suscitare anche all'estero grazie a nomi noti (anzi, notissimi...) come Sam aimi che ne ha promosso la distribuzione in altri territori. Senza mezzi termini, questo è un film che si è disimpegnato dalla critica e dal tempo (una volta per rendere "cult" un'opera, ci volevano anni se non decenni di revisioni critiche, cambi drastici di parametri di giudizio e di scenari di gusti del pubblico completamente mutati rispetto all'epoca in cui l'opera era stata originariamente prodotta), e appena un lustro dopo la sua nascita già si fregia di un titolo che per molti è un pregio in sé.

Il libro "Attraverso il bosco fuori" è un tributo a questo film che pare dimostri come certi "azzardi" possano riuscire ad imporsi, indipendentemente da tecnica, mode, sponsors, gusti e critica.

Scritto a quattro mani da Simona Falcone e Daniele Francardi, collaboratori del sito horrormovie.it, nonché organizzatori di eventi ed incontri "a tema"rigorosamente horror, il libro svela i retroscena della genesi del film, e della sua realizzazione,con un linguaggio semplice e schietto degli autori e le parole dello stesso regista; non si tratta di un'analisi in senso tecnico, ma solo una raccolta di fatti, episodi e stati d'animo che addizionati e moltiplicati, hanno creato la summa del film.

Illuminanti, in un senso o nell'altro, le interviste ai partecipanti all' "impresa", fra cui, naturalmente, il regista e Stivaletti.

A corredo del libro, una serie di foto di scena inedite ed estratti di storyboard.

Il libro ha dei tratti meravigliosamente naif; non c'è calcolo, né incertezza, nel rispondere alle inoffensive domande dei curatori; lo stesso Albanesi, con commovente candore, in una occasione non nega il nobile motivo per cui ha "scelto" uno dei protagonisti del suo film in cambio di una parte cospicua del (ridotto) budget col quale "Il Bosco Fuori " è stato realizzato..... ditemi voi se tutto ciò non è imprescindibilmente "cult"...... Non che questi episodi curiosi non siano già avvenuti anche nel cinema di "alto lignaggio"; semmai è strano che se ne parli in modo addirittura compiaciuto...

Fondamentale è lo scopo per cui si scrivono questi libri: la volontà di divulgare il lavoro di autori non convenzionali alle prese con l'immaginario horror, in calo di credibilità da anni in Italia. In sintesi: mettere sotto i riflettori chi già prova a farlo in proprio.

La selezione effettuata in termini qualitativi è di per se difficile, in quanto, a dispetto di quanto sostenuto da irriducibili entusiasti, l'attualità non offre grande scelta, e le opere di spessore sono poche poche.

Non è certo colpa di Francardi e Falcone se certo cinema attualmente è solo il parente povero (d'idee e cultura, e non solo di mezzi economici come alcuni idioti asseriscono... quella è solo una scusa per gli incapaci.....) del grande horror/thriller italico della vecchia generazione. Gli autori del libro fanno ciò che possono, col materiale che il genere attualmente propone: un'impresa non facile.

Il rischio che il genere non decolli, oltre che a causa di innumerevoli problemi che andrebbero analizzati in altra sede, può essere ascritto anche a certa critica troppo compiacente e benevola con chi ha poco talento. Questo libro è assolutamente onesto, i suoi autori rischiano in proprio e "Attraverso il bosco fuori" non è un ennesimo anonimo tentativo di "captatio benevolentiae".

Tuttavia, la "rinascita" a cui ambiscono gli autori del libro deve passare attraverso l'ordalia voluta da chi pretende nell'artista studio, coraggio, autenticità e talento, e non auto-compiacimento da accattoni.

Ritengo assolutamente dannoso l'atteggiamento di chi non sa distinguere fra critica e celebrazione. L'incoraggiamento e il supporto sono doverosi, ma non ci si può limitare a dare pacche sulle spalle; bisogna stimolare a far meglio, con critiche costruttive, anche a costo di urtare la suscettibilità di qualcuno. Anche a costo di andargli amabilmente sulle palle.

Se un certo tipo di critica si schiaccia, come sta facendo, sulla gobba della mediocrità imperante, ne diventa complice.

Temo che a molti vada bene cosi.

Problema loro.


STEFANO CODERONI




I RACCONTI DI HORROR PROJECT (a cura di Daniele Francardi) ( Libro - UNIVERSITALIA 2011)


Questo libro non è altro che un atto di buona volontà e di spirito d'iniziativa.

Del suo curatore Daniele Francardi, e del sito Horrorproject.fan-club.it, instancabili promotori della "rinascita" del genere horror in Italia, impegnati principalmente nell'ambito cinematografico.

Nel settembre 2011 il sito ha bandito un concorso letterario, e i migliori racconti inviati (brevi, brevissimi) sono stati premiati con la pubblicazione.

"I racconti di horror project" sono scritti da scrittori sconosciuti e da scrittori poco conosciuti, e temo che alcuni di loro rimarranno tali.

L'entusiasmo, e solo quello, è il protagonista di una iniziativa perentoriamente rivolta alla rivalutazione di un settore da anni in declino; bisogna pur fare qualcosa di concreto, e Daniele Francardi & co. lo sanno benissimo, e a loro va un plauso incondizionato che non deve nemmeno tener conto della qualità dei risultati fin'ora raggiunti.

Per questo bisogna tacere sulla inevitabile ingenuità di certe prove ancora troppo acerbe e derivative, e sulla presunzione di certi autori che sono tali solo "in pectore", e meno nei fatti.

Qualche ideuzza comunque c'è, neanche troppo meschina; è lo stile e la personalità che sono completamente assenti.... "nascosti" direbbero alcuni, visto che si parla di un contesto in cui le ombre dovrebbero essere l'unico scenario possibile....

In alcuni casi si esula dall'ambito horror per approdare a settori letterari solo in parte contigui, e il ricorso estemporaneo all'asprezza espressiva del linguaggio "hard boiled" amplia la prospettiva "di genere" del libro, e ciò non è necessariamente un male.

I brividi, lasciatemelo dire, che si avvertono fra le righe di questi racconti, non appartengono alla suggestione macabra che solo pochi maestri sanno (ancora) creare, né allo stile incerto in bilico tra tradizione calligrafica e innovazione cialtrona di chi maschera il vuoto dell'ispirazione con una fiacca coltre di parolacce e gergo "moderno/modernista" dei miei stivali.

Quei brividi voluti, rincorsi e a tratti (solo a tratti) raggiunti appartengono all'ansia comunicativa di una generazione alle prese con lo sconforto di un presente incerto e lo spettro (mica tanto) di un futuro sempre più piccino e flautolente.

E' la dolenza del precariato quella che trasuda da alcune pagine (illuminate, in tal senso..) di questo libricino indicativo oltre le proprie stesse intenzioni originarie.

Se il disagio incipiente prodotto da una società tanto ludica quanto miserabile come quella attuale può essere il terreno più fertile per la coltivazione di idee "mostruose", questo, in teoria, potrebbe essere un periodo di vacche grasse per l'horror.

Ma proprio grasse.

Staremo a vedere, o a soffrire.



STEFANO CODERONI




TERRORE ITALIANO -L'horror contemporaneo raccontato dai protagonisti (a cura di Daniele Francardi) ( Libro- UNIVERSITALIA 2011)

In teoria, "Terrore Italiano" vorrebbe rappresentare un tributo a quegli autori (registi, sceneggiatori, etc.) più o meno "underground" che stanno animando la scena Horror italiana degli ultimi anni, attraverso le parole degli stessi protagonisti... Il libro è infatti una raccolta di interviste realizzate dall'autore Daniele Francardi, nome già piuttosto noto nell'ambiente romano in particolare, in quanto instancabile organizzatore di mostre/dibattiti/eventi che riguardano il cinema Horror/Thriller, oltre che responsabile della fanzine "Horror project magazine".

In teoria, dicevo... Perché in pratica, "Terrore italiano", inconsciamente, mette in mostra in modo inconfutabile, oltre la passione schietta e coraggiosa degli intervistati, anche un palese e diffuso scetticismo circa la reale possibilità di una "rinascita" del genere nel nostro paese... E, cosa grave, gli intervistati non accennano neppure a prendere una posizione chiara sulle effettive motivazioni del perché questo genere stenta a trovare nuova linfa. Già, perché "Terrore Italiano", pur scritto e "pensato" da un esperto del settore, non è un libro di saggistica, né si pone come strumento di analisi critica vera e propria, non a favore dell'argomento, ma all' "interno" dello stesso... Insomma, Francardi vuole dare un contributo alla "causa" di cui si occupa in termini di fiducia , evitando però di "sporcarsi le mani", senza prendere alcuna posizione che si possa definire "critica".

Le interviste, brevi e tecnicamente ben realizzate, sono solo un mezzo per far parlare di sé il protagonista di turno, per concedergli una maggior visibilità....in questo, "Terrore Italiano" fa egregiamente la sua parte.

A latitare è invece la domanda rischiosa, quella che insinua dubbi ed alimenta dibattiti... Ma sono certo che non era questo lo scopo dell'autore.

Ritengo questo libro un omaggio a chi rischia, lavorando in un ambiente che sembra sprofondare sempre più nella cosidetta "nicchia", un non-luogo molto, molto affollato negli ultimi tempi.... Avverto però il rischio che libri come questi non sfiorino nemmeno di sponda il vero crocevia dove tutte le disfunzioni e i problemi del genere horror si incontrano: la scarsa attitudine di chi si professa "fan" del genere a SPENDERE SOLDI comprando le opere degli altri invece che parlare bene e SOLO delle proprie.

Che ci piaccia o no, che tutto ciò suoni "capitalistico" o meno, poco importa: viviamo nel mondo occidentale, e l'horror è un prodotto, che al pari di ciascun altro prodotto, va consumato. "Consumare", se devo essere più chiaro, significa COMPRARE...SPENDERE SOLDI,insomma.... Se molti sedicenti "appassionati" registi, autori etc. ogni tanto comprassero pure qualcosa della "concorrenza" e contribuissero ad alimentare l'ambiente dall'interno invece che a spettegolare sulle incapacità altrui, si sarebbe di fatto già risolta un'oncia del problema generale.

Che si apra il portafogli ogni tanto, invece di accusare sempre e solo gli "sponsors che non ci sono".

E che lo si faccia tutti, nessuno escluso... altrimenti si taccia, si subisca, e col sorriso in faccia.



STEFANO CODERONI



TAGLI - IL CINEMA DI DARIO ARGENTO (Libro - (A cura di Domenico Monetti e Luca Pallanch) --- Centro di Sperimentazione di Cinematografia--- 2008

Pubblicato in occasione dell'evento speciale della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro dedicato nel 2008 a Dario Argento, "Tagli" offre una ulteriore opportunità al lettore-medio-comune-distratto di accostarsi al mondo del regista, questa volta raccontandolo (quasi) esclusivamente per immagini, rigorosamente in bianco e nero. "Tagli", al contrario di altri tomi dedicati recentemente ad Argento, non è opera ossessionata dalla nouvelle-vague di tanta recente critica "pentita" e/o revisionista, impegnata a cercare una prospettiva nuova e originale con cui rielaborare, in fondo, le vecchie tesi ma spiega con i fatti (non tutti, ma alcuni sono veramente significativi), come la "Materia-Argento" si sia "trasformata" nelle "penne" dei critici molto e di più del suo stesso cinema... L'incapacità, a volte latente e a volte evidente, di comprendere il gusto e l'emotività straniante del regista è ben rappresentata dalla molteplicità bizzarra delle recensioni "d'epoca" ai suoi film che vengono pubblicate, tutte insieme, nella parte finale di questo libro. Fra gli interventi dei curatori, mi sembra utile quello di Domenico Monetti, che si pone il problema della "nuova critica" senza immergersi più del necessario nel brodino a base di culturetta becera ostentata da tanti suoi colleghi.... La superfice della sua opinione non ha nulla di superficiale, una volta tanto.....

Probabilmente la maggior parte dei lettori saranno attirati dall'intervista allo stesso Dario Argento pubblicata nella parte iniziale di "Tagli", che in teoria dovrebbe far luce su alcune scelte dell'artista, ma che in pratica conferma e riassetta il carattere elusivo di un artista disorientante... anche in questo caso Argento spiega e nega in ugual misura.

Con buona pace degli invidiosi, è troppa la distanza tra i Grandi e quelli che ne parlano e scrivono. E troppa con quelli che vogliono spiegarli. Spiegarli a tutti i costi.

Tolto il colore del sangue dalle foto di scena del corredo iconografico del libro, "Tagli" sembra uno dei più innocui libri dedicati all'autore di "Suspiria".

E viene il sospetto che qualcuno abbia sbagliato qualcosa.

Ci dobbiamo spaventare anche per questo?



(STEFANO CODERONI)





UOMO MANGIA UOMO (Lucia Patrizi/Matteo Scarfo') ( La Mongolfiera, 2008)

Lucia Patrizi e Matteo Scarfo' sono due autori (quasi) esordienti, e mi chiedo fino a che punto la loro casa editrice creda realmente nel loro talento individuale, a tal punto da non rischiare di pubblicare un intero volume per ciascuno. Personalmente trovo discutibile un'operazione letteraria composta da un "racconto" o "romanzo breve" ("il Branco" della Patrizi) e da una raccolta di racconti brevi ("11", di Scarfo') strutturalmente e stilisticamente lontani fra loro, e da altrettante traduzioni in inglese, comprese prefazioni, e relative micro-biografie anche degli stessi autori delle stesse. Un piccolo esercizio di vanità che aggiunge solo pagine e prezzo.

"Il branco" di Lucia Patrizi è tuttavia un'opera interessante, dal linguaggio moderno e non priva di tecnica, che col pretesto di un'ennesima variante sul tema del serial-killer, analizza il disagio di una generazione, quella attuale, lasciata sola a sé stessa, capace di parlare e (ahimé..) agire, ma mai di comunicare. Il romanzo breve è ben strutturato, attento al ritmo che conduce ad una implacabile conclusione che svela le pagine più belle, in cui il pensiero diventa dialogo, ma solo nella psiche della protagonista, unico personaggio "senziente" dell'intera vicenda. Detto e scritto all' "ingrosso": una buona prova di pseudo-suspence, dal forte accento sociologico, che si fa leggere e a tratti coinvolge.

"11" di Matteo Scarfo' è invece un insieme di racconti brevi di carattere talvolta fantascientifico, talvolta horror, legati da un accento surreale e anticonformista che cercano la sintesi, ma che trovano al massimo la brevità......
Gli spunti e le intuizioni di Scarfo' non sono affatto disprezzabili, ma vengono esposti con una tecnica ancora non matura.... Capita spesso, quasi a tutti, di giungere al momento della realizzazione pratica di un'idea ancora privi dei migliori strumenti tecnici per darle forma compiuta, e l'unico risultato possibile in questi casi è quello di bruciare i frutti dell'ispirazione, esponendoli troppo o troppo poco, al fuoco fatuo dell'entusiasmo. Ciò, va evidenziato, non è un problema di Scarfo', ma una costante nella vita di ciascuno di noi, se non erro.....
Mi piacerebbe in futuro rileggere alcuni racconti di Scarfo', riscritti , ripensati,ma sopratutto rivissuti, alla luce dell'esperienza....uno su tutti: "La leggenda di Norton Kesper" "operina" che mostra la stoffa di un autore che sa porsi delle domande ed affrontare i propri timori, senza temere eccessivamente risposte o conferme.

L'indirizzo a cui si rivolgerà prossimamente Scarfo' è ancora da edificare, ma la "letteratura d'anticipazione"(Fantascienza) sembra attrarlo senza riserve o ripensamenti. A dispetto del suo genere d'appartenenza, una sua prossima maturazione è cosa molto REALISTICA, che gli piaccia o no.



(STEFANO CODERONI)




NEW TROLLS- DAL PESTO AL SUSHI ( Riccardo Storti) (BOOK,Aereostella 2008)

Scrivere un libro sui New Trolls e' un azzardo.
Se a scriverlo fosse stato un autore meno scrupoloso di Riccardo Storti, il libro sarebbe simile a tanti altri libelli scritti sul Rock e i suoi molteplici aspetti: ampliamente copiati da altre fonti, inconcludenti dal punto di vista critico, e NULLI sul piano tecnico/formale.

Questa volta l'autore non si siede al tavolo da gioco con carte truccate ed occhiali scuri, ma vince la sua partita con la sola forza della sua tecnica.
Chiunque abbia bazzicato il Rock Italiano e i suoi dintorni conosce perfettamente il ruolo complesso e schizofrenico che i New Trolls hanno avuto nella sua evoluzione prima, nell'incertezza degli intenti poi, e nel "ritorno alle origini"(piu' o meno...) adesso.
Se si scrive di New Trolls,soprtatutto sul piano delle "lunghe distanze" (leggasi "libro") c'e' il serio rischio di scrivere un'accozzaglia di fatti e misfatti,mischiando eventi a congetture e oscillare fra realta' documentata e falsita' degne del peggior gossip.
La storia(o biografia,se vi sta meglio...) del gruppo genovese e' fra le piu' articolate dell'intero panorama-Rock mondiale, per due cause principali: 1) probabilmente sono il gruppo piu' "scissionista" di sempre,pervicacemente impegnato a cambiare formazione sin dagli esordi e a litigare con un'impegno metodico 2) hanno cavalcato qualsiasi "corrente" musicale in voga negli ultimi 40 anni,con rare eccezioni e con impareggiabile disinvoltura...Due motivi che da soli bastano a far impazzire sui tasti e sulle scartoffie qualsiasi sedicente-"critico" rock -che -NON -si -rispetti.....

In parole povere, la massa-New Trools ti schiaccia se non hai muscoli e cervello: una materia ostica,fatta da personaggi veri fino al midollo, dalle scelte incomprensibili,sempre ad un passo dall'autolesionismo... una materia che ti induce a conoscerla bene e il cui unico fine e' indurti a ricominciare sempre dall'inizio.....I New Trolls mettono sempre un punto e vanno a capo...Circolari,un po' come la vita.

All'autore Riccardo Storti vanno attribuiti meriti non da poco: il risultato della sua attenta ricerca,puntellata da testimonianze di prima,seconda e terza mano(ma sempre illuminanti) non e' seconda al coraggio di intraprendere un simile lavoro.
In primo luogo, il libro e' impostato in modo snello,non troppo e non solo basato sull'impianto biografico tout-court,ma amplificato efficacemente con inserti di analisi prettamente tecniche/musicali,travasando l'impianto "storico" in un contesto realmente "critico",come, in teoria dovrebbero fare tutti coloro che si ritengono,appunto, "critici"....Riccardo Storti fa ricorso a delle "riserve" culturali sconosciute a tanti suoi colleghi sopratutto quando riesce a contestualizzare fatti,eventi e creazioni musicali,mettendole in relazione con il contesto storico/musicale contemporaneo ai fatti narrati e agli argomenti discussi.
Per chi e' alla ricerca di sincretismo musicale,comparazioni stilistiche e citazioni non sempre all'ingrosso,questo testo offre un valore aggiunto...
L'altro aspetto determinante di questo libro e' che e' scritto bene,grazie ad un lessico ampio e ad un uso costante di termini differenti,piuttosto che il contrario..... Mi duole riconoscere che questo merito e' ascrivibile solo a pochi altri.....


Se non sempre si puo' essere d'accordo con certe tesi espresse dall'autore, non si puo' non riconoscere a Storti di aver studiato bene l'argomento,approfondendo aspetti che qualcuno potrebbe (a torto) ritenere marginali (addirittura maniacale la ricostruzione "storica" del ruolo dei locali musicali genovesi degli anni 60/70 dove nacque tutto il movimento del Rock ligure, e non solo...) e di non aver nemmeno sfiorato la facezia quando la storia dei New Trolls in certi momenti lambi' pericolosamente le sponde del gossip "da copertina"
Inoltre,l'entusiasmo del "fan" dell'autore si percepisce,ma qui non e' letale come accade in altri casi,quando la passione e il cuore tracimano e ottundono le capacita' critiche di colui che scrive...."Dal pesto al Sushi", oltre ad offrire uno sguardo d'insieme e dettagliato al contempo sulla storia e i meriti di un gruppo (a cui tutti coloro che in Italia hanno suonato e suonano devono qualcosa), non appare come la sgargiante (ed obsoleta) tipica apologia scritta da fans sfigati come avviene sovente in casi simili, ma assume la connotazione di lavoro di ricerca "storica" effettiva con ampia documentazione a sostegno, tracciando,insieme a pochi altri testi scritti in Italia recentemente,l'ideale linea divisoria fra "letteratura da fans",inutilizzabile sul piano culturale, e autentica "ricerca con scopo documentativo"....il modus -operandi, piu' che del grigio archivista con ambizioni "autoriali", questa volta e' dello "storico",indipendentemente dai risultati ottenuti.

Personalmente non condivido affatto alcune idee dell'autore (l'affermazione circa la comune "maternita'" di alcune correnti musicali della fine degli anni 70 mi sembra,al minimo,risibile....) e ritengo che egli abbia diligentemente glissato sull'argomento che forse piu' di tutti ha contrassegnato la storia dei New Trolls,ovvero la "mutevolezza" delle loro scelte musicali,spesso in sospetta sintonia con la "moda che tira" durante gli anni.....Ritenere tutto cio' solo,o principalmente, l'intuizione di un gruppo "eclettico" significa tacere volontariamente dell'aspetto della "cassetta"...che non e' una brutta parola,ne' una scelta da giudicare moralmente, come molti professionisti sanno bene....L'errore(uno dei pochi in un libro altrimenti ottimo) e' stato semplicemente pensare di non offendere la suscettibilita' di qualcuno,tacendo e facendo finta di niente...

"Dal pesto al sushi" non e' un ritratto completo dei New Trolls solo in quanto non analizza le intime motivazioni che hanno portato un gruppo di tale livello a" voltare le spalle" piu' volte ai vecchi fans del Progressive, per tornare a suonarlo solo recentemente,come altri colleghi di spicco e non,ora che il "polso" del "genere" e' tornato a battere. E non mi si venga a dire che le ragioni sono scontate,perche' altrimenti si farebbe fatica a credere alla sincerita' deicomplimenti fatti,in varie occasioni,ai quei pochi gruppi "incorruttibili" musicalmente, che hanno attraversato il mare degli anni ,delle mode e dell'industria dei video senza concedere niente alla "cassetta"...Bisogna,una volta per tutte,venire fuori allo scoperto,e dire da che parte si sta.
Gli uomini,prima ancora dei musicisti,sono diversi, e tutte le scelte meritano rispetto.
Evitare l'argomento non va bene..in ogni caso.


Per il resto,questo e' un libro per molti aspetti irrinunciabile...Chiunque si professi appassionato di Rock(Progressive o meno) o Pop italiano dovrebbe farsi un piacere,e leggerlo.
Pochi autori hanno il fiato di immergersi in simili profondita',e risalire senza problemi di decompressione; simile fiato,controllo e coraggio non possono essere altro che il risultato della dedizione e dello studio.

Quando risale in superfice,Storti osserva e scrive negli anfratti e degli anfratti,ma ha una visione d'insieme che fa spazio e luce.
Da certe feritoie si vede solo se si hanno occhi buoni e mente lucida.....Solo da li si possono colpire i bersagli senza sparare nemmeno un colpo.



(STEFANO CODERONI)





VIETATO AI MINORI-Vamp e vampire:Jacula,Zora,Sukia e Yra (BOOK,Rizzoli 2007)

Fra i libri recentemente pubblicati dedicati al fumetto sexy degli anni 70 in Italia,questo"Vietato ai Minori" si lascia sfogliare piu' come un fumetto vero e proprio piuttosto che come un saggio.Infatti ripropone le rispettive prime storie delle eroine-vampire delle pubblicazioni Ediperiodici/Edifumetto:le celebri Jacula e Zora(a quest'ultima vengono dedicati due episodi),e le meno famose Sukia e Yra(disegnata da un allora giovanissimo ma gia' eccellente Leone Frollo).Solo la prima parte del libro affronta l'argomento in chiave critica,avvalendosi di una ottima impostazione grafica che ci permette di ammirare molte riproduzioni di splendide copertine dell'epoca e di vari albi speciali "fuori collana".
Ritengo che l'argomento dei fumetti pruriginosi degli anni 70 sara' a breve trattato in modo piu' dettagliato ,ma questo libro ha gia' il merito di ammaliare i vecchi appassionati e di incuriosire i piu' giovani,grazie ad una ottima grafica e ad una distribuzione capillare che ne permette la reperibilita' anche al di fuori dei soliti "circoli" collezzionistici.
Se in un futuro molto prossimo,come credo,sara' restituita dignita' a gran parte dell'enorme produzione di fumetti sexy italiani degli anni 70,troppo spesso sottovalutati (e talvolta denigrati..),grazie ad una maggiore fruibilita' delle fonti e ad un rinnovato impianto critico,parte del merito sara',anche,di chi ha contribuito a rinnovarne l'interesse a prezzi accessibili...quindi,anche a "Vietato ai Minori".

(STEFANO CODERONI)



LE REGINE DEL TERRORE -Angela e Luciana Giussani,le ragazze della milano bene che inventarono Diabolik(BOOK,Davide Barzi,Edizioni BD,2007)

Interamente dedicato alla vita delle sorelle Angela e Luciana Giussani,le creatrici di Diabolik,il libro "Le regine del Terrore" rievoca con cura le vicende storiche e di costume in cui il piu' grande personaggio "noir" a fumetti fu inventato e "imposto" nell'elite editoriale italiana nei suoi primi,fondamentali anni di vita (i sessanta,se qualcuno ne dubitasse...).L'intuito,la perseveranza e l'nconsapevole inclinazione al rischio tipica dei predestinati di Angela prima,e di Luciana subito dopo,trovano una descrizione asciutta e attenta al particolare (talvolta anche troppo) in questo libro imperdibile per i fans di Diabolik e dei fumetti "neri "in generale;vengono infatti menzionati,fra l'altro,innumerevoli episodi riguardanti i vari processi (effettivi e mediatici) a cui furono sottoposti all'epoca Diabolik e molti suoi emuli nati nella prima meta' degli anni 60. La forte personalita' delle Giussani e il rigore operativo che ne ha contraddistinto il lavoro nel corso di decenni viene descritto in maniera minuziosa, in modo scorrevole e con linguaggio persuasivo;gli avvenimenti topici della saga-Diabolik e dell'immane lavoro d'equipe che sottende il suo grande successo vengono narrati in modo chiaro e metodico,elaborandone il significato alla luce dei contemporanei avvenimenti-chiave della societa' italiana sul piano economico-politico e sociale. Mi piace la struttura abbastanza atipica con cui il libro e' stato realizzato,con l'uso del "flashback"che permette di analizzare alcuni singoli episodi fondamentali per la vita (e la sopravvivenza editoriale) del Re del Terrore "calati" in contesti piu' ampi ,sempre sospesi fra ambizioni sociali di facciata e vissuti quotidiani di menage familiari non sempre idilliaci,con l'allora "Milano da Bere" sempre in primo piano a scandire i tempi e a dettare i modi d'uso di una societa' in piena trasformazione. Il libro,pur non avendo pretese "sociologiche" e limitato nella sua trattazione da comprensibili motivi di "spazio" e formato,mi sembra uno fra i piu' istruttivi finora realizzati su Diabolik .Cio' che personalmente mi lascia perplesso e' l'incapacita' del pur ottimo autore a contenere la sua personale antipatia nei confronti dell'editore Gino Sansoni,allora marito di Angela Giussani,il cui "sgradevole" ritratto sembra essere il vero leit-motiv dell'intero libro,assieme a dei prolissi ed inutili dettagli di avvenimenti calcistici contemporanei ai fatti narrati (del Milan in particolare,grande amore calcistico di Sansoni) che a tratti confonde questo libro con un qualsiasi almanacco calcistico d'annata:entrambe le cose mi sembrano frutto piu' delle "viscere" dell'autore che non del suo acume critico. E mi sembra che la sua ironia a senso unico abbia del metodo...Se si fosse impegnato meno a togliere quel tassello dal mosaico dei ruoli (e dei meriti..) tanto complesso come quello che ha determinato un tale "evento" editoriale chiamato Diabolik,il suo "Le Regine del Terrore" sarebbe stato essenziale .
(STEFANO CODERONI)



PROGRESSIVE ITALIANO -Autori vari (BOOK,Giunti editore,2007)
Ennesimo libro musicale edito dalla Giunti editore,questa volta dedicato interamente al progressive italiano degli anni 70.Anche questa volta,come per gli altri volumi della stessa serie,si apprezza la capacita' della Giunti di offrire un prodotto snello nella struttura,efficace nella descrizione,ed eccellente nell'aspetto grafico,contenendo al massimo il prezzo. Gia' nel precedente libro "Progressive e Underground" di Cesare Rizzi,pubblicato dallo stesso editore alcuni anni fa,il "fenomeno "del progressive italiano d'annata era stato affrontato,e questo nuovo volume si riconnette idealmente a l precedente "capitolo" della Giunti dedicato alla stagione piu' fertile del rock nostrano. Le "schede" dedicate a ciascun gruppo che animo' la scena italiana dell'epoca sono ben curate,ma solo nei limiti imposti da uno spazio tiranno;infatti non si va oltre una sommaria descrizione dello stile musicale offerto dai vari gruppi,alcuni fondamentali dati biografici e un'onesta analisi critica dei dischi .Questo volume e' figlio di innumerevoli interventi critici precedenti,e non aggiunge niente dal punto di vista critico,ma e' ottimo per guardare la riproduzione delle copertine dei dischi dell'epoca (alcuni riprodotti anche nello splendore del "gatefold"), e propedeutico per tutti coloro che si interessano all'argomento per la prima volta.Questi ultimi (ma solo questi....) saranno anche disposti a credere a cio' che e' scritto nell'introduzione di questo libro,ovvero che esso e' il PRIMO (!!) libro di carattere enciclopedico pubblicato sull'argomento.....Personalmente,essendo stato io stesso uno di quelli che ,negli anni 80,scriveva dell'argomento su una rivista citata e ringraziata pubblicamente in calce a questo stesso libro,mi sento libero di affermare con sicurezza che gia' verso la fine degli anni 80 (20 anni fa,signori miei...) c'era almeno un libro del genere "enciclopedico" pubblicato in Italia privatamente e ristampato varie volte (e aggiornato fino ai nostri giorni),oltre ad altri libri di saggistica sullo stesso argomento,pubblicati in Italia e all'estero.......Scrivo questo per rispetto di coloro che hanno fatto realmente qualcosa a favore di questo genere di musica,rischiando in proprio e con proprie idee, in tempi non "sospetti".
E lo scrivo proprio adesso,in questi tempi assolutamente "sospetti"..chiaro?
(STEFANO CODERONI)


ANDROMEDA 1- 12 (Fanzine, Andromeda Relics ,1996/2002)

Chiamate questa una "retrospettiva", o una recensione "tardiva"...fate quello che vi pare, ma fatelo. Leggete qualcosa che puo' farvi scoprire qualcosa che probabilmente vi e' sfuggito,all'epoca della sua pubblicazione...niente di imprescindibile, qui si parla (scrive) solo di cose superflue.
Se ritenete il termine "rockettaro" tutt'altro che un insulto, e anzi vi riconoscete in esso,con un pizzico di orgoglio e sfoggio di sano testosterone, allora qui c'e' qualcosa che puo' interessarvi, che ,in un certo senso, oltre a parlare A voi, parla pure un po' DI voi......


La fanzine Andromeda e' un'anomalia,niente di piu' e niente di meno;
e' stata una delle fanzines italiane di musica Rock piu' atipica di sempre. E' nata nel 1996, in sordina come da copione, ed ha cessato le pubblicazioni nel 2002, dopo 12 "parti" editoriali sofferti. ....
Si e' evoluta presto, nell'impostazione e nella veste grafica, ed e' stato il volano ideale per altre iniziative dei suoi ideatori, ovvero Gianni della Cioppa e Massimo Bettinazzi, "braccia e menti" dell'etichetta discografica indipendente Andromeda Relix.
Andromeda ha intrecciato il suo percorso editoriale con Psycho!, e due suoi numeri speciali "fuori collana" fatti apposta per l'occasione, sono stati allegati a quella rivista, raggiungendo il traguardo dell'edicola,anticipando i temi e l'impostazione della rivista Classix!


Parlavo di "anomalia", e mi spiego.....
Per definizione (o quasi...) la Fanzine e' una rivista amatoriale fatta da appassionati per appassionati,il cui unico scopo e' promuovere ed approfondire un tema definito e circoscritto, limitato nelle prospettive di diffusione....Non c'e' quasi mai una differenza sostanziale fra chi scrive e pubblica le Fanzines e chi le legge /compra, e la caratteristica piu' rilevante e' il tema stesso trattato dalla rivista: nel caso delle Fanzines musicali, e' fondamentale specializzarsi in un determinato genere o trattare esclusivamente uno stile ben preciso, con poche eccezzioni e varianti sul tema....La "specializzazione",insomma, e' il dato distintivo della Fanzine, e ne accredita il ruolo "promozionale",quasi sempre "underground", voluto e "difeso" ad oltranza dai suoi ideatori/fans.

Per questo motivo, scrivendo di Andromeda, devo scrivere il termine "anomalia",in quanto questa Fanzine e' il contrario del concetto di rivista specializzata a senso unico, con un "focus" ben preciso che risalti un genere, uno stile,unn"movimento" qualsivoglia, e ne ignori mille altri....Andromeda e' il contrario di tutto cio'.
Un caso non unico, ma sicuramente raro.

Andromeda e' stata una rivista di natura anfibia,in grado di muoversi a proprio agio e piacimento in qualsiasi genere musicale ,toccando lidi culturali ignoti a molti "contemporanei" cartacei ,anche di grossa diffusione e tiratura.
Modello di concezione "aperta" e onnivora,giornalisticmente parlando, Andromeda si e' distinta da tutto e tutti in virtu' di una capacita' rara di trattare e promuovere tutto e niente, contemporaneamente...strano caso davvero.....

All'interno delle sue pagine viene trattato uno spettro sonoro ampio, fatto di di rock progressivo, heavy metal, hard rock, Blues, Aor, Dark wave, in ordine sparso e un po' caotico, analizzato attraverso interviste,recensioni,retrospettive ed articoli specifici su singoli gruppi o solisti,senza soluzione di continuita' e, sopratutto, senza barriere temporali.
La filosofia e' quella dei due "agitatori" del progetto, la stessa che anima anche la loro etichetta discografica: riconoscere il gusto per la musica in se stesso, ignorare le barriere ingombranti delle "definizioni" di generi e sottogeneri, pur riconoscendoli e distinguendoli tutti, per conservare e protrarre la passione (l'unica cosa che conti, a quanto pare....) oltre i limiti naturali del tempo che passa, e quello meno "naturale",delle mode che si alternano......

Oltre a ottimi articoli che trattano "movimenti" musicali come la New Wave of British Heavy Metal, o narrano la storia di illustri "losers" del Rock Progressivo e dell'Hard Rock degli anni 70 (Fuzzy Duck,Leafhound,Captain Beyond e altre delizie per collezionisti incalliti..),Andromeda non dimentica l'attualita',catturando l'attenzione anche di chi e' alla continua ricerca di novita' discografiche.

Purtroppo,sono proprio le recensioni il punto debole della rivista, e per due motivi:
1)Voler inserire un numero elevato di recensioni in pochissime pagine, costringendo il recensore di turno a fare, piu' che una recensione, un vero e proprio "bonsai" di una recensione,limitato per forza di cose ad accennare e mai ad argomentare,a sviluppare,spiegare..... il dono della "sintesi" e' un pregio, ma in questo caso si esagera...
2)L'entusiasmo eccessivo che porta i pur capaci recensori ad accogliere favorevolmente quasi qualsiasi uscita discografica trattata......Una benevolenza critica che qualcuno potrebbe considerare affrettata, se non addirittura "sospetta"....conoscendo la cultura musicale dei curatori di Andromeda, escludo la seconda ipotesi, ma tuttavia resto scettico non tanto sulla validita' delle vautazioni, quanto sull'impostazione generale del dato critico che, ridotto ad uno spazio tiranno, non puo' essere affrontato con il debito acume critico.....in sostanza, non e' un limite tecnico, ma di natura logistica.

Oltre agli scritti dei due curatori della fanzine, troviamo un corposo contributo di vari collaboratori piu' o meno specializzati in alcuni specifici ambiti, non esclusivamente di carattere musicale; fra questi mi piace ricordare lo spazio dedicato alla filmografia Horror di Pino Pintabona,abile a "sottrarsi" alle schermaglie di troppi "critici" musicali e ritagliarsi uno spazio tematicamente "alternativo", in perfetta sintonia con lo spirito "open -minded" di Andromeda.

L'impianto vario e d eclettico della fanzine e' ribadito in ogni numero, dove ad articoli dedicati a gruppi/solisti spesso ignorati dalla stampa "che conta", si alternano sezioni di cinema,letteratura e argomenti poco consueti in una qualsiasi altra"fanzine" prevalentemente di carattere musicale.

I primi quattro numeri di Andromeda furono inizialmente stampati (fotocopiati) in 300 esemplari l'uno, e poi ristampati (ancora in fotocopia) in 50 esemplari l'uno. I numeri dal 5 ,6 e 7 furono stampati in tipografia in 800 copie e mai ristampati, mentre i numeri 8,9,10,11,12 raggiunsero le 1000 copie di tiratura in tipografia e non sono mai stati ristampati.
Da diverso tempo i primi 4 numeri e il numero 6 sono esauriti del tutto, mentre dei rimanenti numeri rimangono poche copie ancora disponibili.

Una considerazione conclusiva: in alcuni editoriali scritti per la rivista da Gianni Della Cioppa, il curatore della fanzine non riusciva a trattenere il fastidio che provava per il comportamento di alcune persone che, dopo un'iniziale tiepida accoglienza,aveva voltato le spalle alla sua iniziativa.....in alcuni casi, il lettore notera' come la frustrazione dell'ideatore della rivista tracimava dalle sue righe,che annotavano tutta l'amarezza dovuta alla scarsa fedelta' dei cosidetti "fans" per la sua creatura editoriale.....furono in tanti, all'epoca, i sedicenti "appassionati" di Rock "serio"(come lo definiscono alcuni di loro) a non voler spendere nemmeno 7.000 lire per una rivista che sembrava fatta apposta per loro, con tutto l'entusiasmo,la competenza e "l'amore" possibili....

Personalmente, non ho mai avuto dubbi sul fatto che il "male" di certe ottime iniziative discografiche/editoriali sia quello di rivolgersi esclusivamente agli appassionati, termine dietro il quale si nascondono molti individui dalla teoria facile ma dalla "spesa difficile" .
La fine prematura di Andromeda non fu causata dall'entusiasmo e da quel pizzico d'ingenuita' di chi l'ha voluta, ne' da coloro che l'hanno criticata,comprandola.
La fine prematura di Andromeda e' dedicata a tutti quelli che "cercano l'oro",senza saperlo MAI riconoscere.
Del resto, viviamo tutti in un Eldorado fatto di carta.....

(STEFANO CODERONI)



DAMNA RECORDS & BOOKS e' un marchio registrato.Tutti i diritti sono riservati.Nessuna parte dei testi di DAMNA RECORDS & BOOKS puo' essere riprodotta o utilizzata in alcuna forma,o mediante mezzo elettronico,senza esplicita autorizzazione degli aventi diritto.