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TUAM NESCIS- Algophobia (mini cd , autoproduzione, 2010)

Da Palermo, non precisamente la città più rock del pianeta, ci giunge un'ennesima conferma delle mille forme di creatività nate in contesti poco propensi alla loro immediata diffusione.

Mi spiego: le influenze artistiche e culturali di certe zone della nostra penisola sono non solo molteplici, ma in molti casi, irrinunciabili.... il problema nasce sul filo corto della disponibilità di certe strutture locali a supportare ed alimentare gli sforzi di artisti che oltre a rispettare temi e tradizioni locali, cerca legittimamente, di affrancarvisi.

In forma teorica, i Tuam Nescis si collocano nell'alveo del Death metal, con le solite varianti black e gotiche ad arricchirne lo spettro espressivo.
Ma in sostanza, all'ascolto del loro autoprodotto "Algophobia", è evidente una matrice molto più riflessiva, e oserei dire "filosofica" ad una materia sonora fatta il più delle volte da furia, più o meno cieca, e comunque in dosi prevalenti.....

Delle quattro tracce del mini cd, la prima "Anxiety" e l'ultimna "Calvario", due perfidi strumentali, sono autorevoli esempi di come il gruppo sappia esprimersi ben oltre la barriera irregimentata del metal a tutti i costi; entrambi sanno raggiungere un climax tenebroso attraverso una costruzione calibrata e solo apparentemente "semplice", come solo un ascolto poco attento potrebbe suggerire....

Il resto di "Algophobia, ovvero la title track e "Transplants" svela un gruppo questa volta più tradizionale nell'ottima esecuzione e nella scelta dei suoni (belli), ma sempre in costante ricerca di soluzioni sonore meno scontate, come dimostra l'arrangiamento di "Transplants".

Detto della professionalità del prodotto, il mini cd però non dimostra ancora la capacità dei Tuam Nescis di creare una sintesi effettiva delle due forme espressive, e il Death metal "anomalo" rimane cosa a parte rispetto alle lugubri intonazioni dei draconiani pezzi strumentali.

Non è dato sapere se le due forme troveranno un'amalgama all'interno di composizioni più ibride, e solo il futuro potrà illuminarci in tal senso.

Perché un futuro per band come questa DEVE esserci.....



(STEFANO CODERONI)






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