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SEVENTH WILL--ORDINARY LI(F)E (CD, AUTOPRODUZIONE, 2010)

I Seventh Will sono romani e suonano progressive; ergo dovrebbero essere "figli" della tradizione del Progressive italiano dei Seventies....

Niente di più sbagliato.

Non sono figli, ma nipoti... e per fortuna, aggiungo io.

Hanno imparato a seguire gli sviluppi, spesso imprevedibili, che trenta anni di rock "moderno" hanno segnato,imparentandosi con forme più trasversali di psichedelia, jazz, metal e quant'altro. Non si sono impantanati nella riproduzione demodé priva di scopo artistico che troppi loro colleghi suonano senza personalità né prospettiva storica...

Sia chiaro: il Progressive "italiano" lo conoscono … lo guardano da lontano, talvolta si avvicinano e lo annusano; ci giocano un po', annettendolo ad un gioco di rimandi musicali molto più vario e vasto quale è il loro stile di "sintesi", ma lo alterano, lo rileggono in chiave diversa , gli soffiano aria nei polmoni (o dove volete voi) e gli restituiscono respiro ....

In "Ordinary Li(f)e" non ci si trastulla con la nostalgia ... per questo, rendo grazia agli dei. La sintesi musicale sopracitata è lo scopo primario dei Seventh Will, in particolar modo l'accostamento fluido, non forzato, tra il non-linguaggio del progressive e l'aspetto visionario della Psichedelia meno effettistica. Impresa che farebbe tremare i polsi ad un sollevatore di pesi.

Da non crederci, l'esperimento è piuttosto riuscito.

Dico "piuttosto" perché non posso tacere sull'eccesso di effetti sonori e di parti prolisse a cui ci sottopongono i Seventh Will nei loro momenti più cerebrali e stordenti, dove dimostrano di aver capito più di Prog che di Psichedelia. Mi spiego: la loro anima psichedelica sfugge la costrizione "vintage" del termine, infittendo spunti del retaggio di altre realtà musicali meno oziosamente "retrò"... Non sempre però la semplice costruzione "libera" sfugge all' "effetto noia"che stringe le parti intime quando i pezzi si allungano e il brodo si raffredda.

Il difetto è in buona misura ascrivibile alla stesso tema trattato in "Ordinary Li(f)e", ovvero il disturbo di personalità (personalità multipla), tema che sembra essere il canovaccio adatto ad un trattamento musicale di "contrasti", di note indisciplinate e di voci sovrapposte. Lo sviluppo "logico"e canonico, in termini musicali, non sarebbe in linea con i riverberi caotici che le incertezze interiori, da sole, sanno offrire a grappoli.

Questo, a mio avviso, l'unico neo di un disco notevole, suonato da ottimi esecutori e musicisti che pensano prima di suonare, arrangiano come pochi e che possiedono una mollichina di personalità, ora che pare si sia perso il significato del termine. "Ordinary Li(f)e", se durasse un quarto d'ora in meno, sarebbe un mezzo capolavoro.

Certa sintesi è raggiunta solo in parte. C'è altro da scalare, e qualche taglio da fare.

Per ora, un abbozzo di capolavoro.

Un abbozzo imponente.

Ultima considerazione sui Seventh Will su cui è lecito riflettere e spendere due parole è la presenza in formazione di un cantante vero. No, non uno dei soliti imbalsamati sedicenti poeti, ampollosi, recitanti e non cantanti. Un cantante che canta tecnicamente e sa interpretare il ruolo di "interprete", se mi si passa la forzatura dialettica.

Una voce che respira, quella di Luca Guidobaldi, trasmette emozioni, talvolta si compiace troppo di sé stessa, si mira e rimira nello stagno, talvolta fa la prima donna come nelle migliori/peggiori tradizioni di tanta musica narcisistica. Ma lo perdono, non perché ne abbia facoltà, ma perché è una facoltà che mi prendo da solo ....

Che dire, è uno che canta davvero, si diverte a farlo e lo trasmette a chi ascolta, con notevole estensione vocale e ottima tecnica. Ed è uno che cerca (e talvolta trova...) soluzioni canore non propriamente banali o dejà vu. Tutte caratteristiche queste, che in certi ambienti Prog o neo Prog gli basterebbero per ottenere un mezzo busto al valore.

Insomma, come si diceva una volta: un singer... Stavolta niente farlocchi sedicenti poeti in cashmere e puzza sotto il naso davanti ad un microfono.

Di questa gente ne ho pieni gli zebedei, e i miei sono, notoriamente, capienti....


(STEFANO CODERONI)


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