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RENEGADE ---Too hard to die (CD, Andromeda Relix ,2006)

Se la scelta del nome di un gruppo fosse determinante per la sua affermazione, questi Renegade sarebbero nati-morti.

Troppi "Renegade" nella storia del Rock, e del metal in particolare, e tutti precedenti...e tutti sfortunati.
Anche sul piano scaramantico, una scelta dubbia....

Questi ennesimi "rinnegati" sono italiani, di Firenze, e sono nati dalla fusione di due bands locali,gli Holy Sinner e gli Electric Fluid, e dal loro incontro con il cantante Stefano Senesi.

Considerando che il genere proposto dai Renegade e' il True-metal Old-School, di chiara matrice anni 80, quindi un genere strutturalmente "conservatore" e poco incline a "rielaborazioni " individuali e personalistiche, bisogna riconoscere ai Renegade una capacita' non comune di non rimanere legati esclusivamente allo schema-base del brano-metal canonico, e durante il corso di "Too hard to die" i fiornentini dimostrano di saper affrontare con gusto e mestiere sufficienti anche divagazioni melodiche e arrangiamenti piu' tipici del periodo pre-metal , ovvero la Golden-age del Rock Duro della prima meta' degli anni 70.
I Renegade ne raccolgono solo poche e sparse vestigia,"incastrandole" senza eccessive forzature, nel tessuto del puro metal anni 80 da loro ri-proposto; brani come la lenta e melodica "As a stone" e l'ispida,frizzantissima "Las Vegas" ne sono conferme: la prima svela l'animo malinconico del gruppo e la sua vena melodica (non eccelsa, a mio parere....), mentre la seconda mi sembra un'ottimo esempio di fusione fra dinamismo ritmico e coinvolgimento fisico, senza il ricorso "obbligatorio" all'armamentario di borchie, spadoni e farraglia assortita.

Ma i Renegade giocano le loro carte vincenti sopratutto nella riproposizione dello stile-Maiden ( prima epoca -Dickinson....), e un brano come "The end is near" e' capace di far impallidire, al confronto, miriadi di cover-bands,e affini....La voce,gli intrecci chitarristici,le terziine del basso, i solos...tutto fara' la gioia dei piu' facinorosi defenders ....Non c'e' un Martin Birch alla consolle, ne qualche miliardario a sostenere una simile "impresa", ma alcuni brani di "Too hard to die" mostrano,comunque, un piglio esecutivo, una tenacia e un mestiere difficili da raggiungere.
I Renegade ,a mio avviso, vanno giudicati per quel che sono, ovvero un gruppo incapace di aggiungere una sola lacrima di personalita' propria ad un genere gia' delineato e perentoriamente non "evoluto", avverso ad ogni tentativo di sofisticazione....tuttavia, in questo gioco dalle regole fisse ed immutabili, sono dei mezzi-campioni.
E lo scrivo senza un briciolo di ironia.


(STEFANO CODERONI)






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