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PROMISED LIE--Promised lie (CD Andromeda Relix,2000)

Riavvolgiamo il nastro ,torniamo per qualche minuto all'anno di (poca) grazia 2000, e facciamo finta di ricordarci tutto......In quei giorni il "fenomeno" del progressive -metal era gia' in netta fase calante, non tanto in termini "artistici", quanto in quelli commerciali.Gli stessi Dream Theater si stavano dibattendo, amleticamente, fra l'"essere" sempre e soltanto "prog", o il piu' remunerativo "divenire" Rock band dalle molteplici sfaccettature, commerciali pure.....Insomma ,l'eta' dell'oro,( o del soldo), per il movimento progressive-metal di appena pochi anni anni prima stava finendo.....la marea montante delle innumerevoli bands dedite al repertorio piu' articolato della storia del Metal non riusciva piu' ad andare oltre poche releases ben accolte dalla critica, ma forse solo da quella.....le ambizioni di tutti quelli che suonavano Prog-metal di trasformare grande musica in corposi conti in banca eranosvanite in un battito di ciglia.

Premettendo che non sono affatto convinto della sincerita' d'intenti con cui molti gruppi si sono "avvicinati" al genere, mi sento di affermare che i veri (pochi) gruppi validi fossero quelli che piu' si distaccavno dal modello-base Dream Theater,per molti versi inarrivabile.....e non mi riferisco esclusivamente a motivi tecnico/strumentali.

Mi sembrano pochi, troppo pochi, i gruppi che hanno avuto riconoscimenti critici e riscontri di vendita suonando un genere ben distante dal modello suddetto,e personalmente conosco grappoli di "fans" del prog-metal che non sanno andare oltre l'omaggio incondizionato di chi ne ricalca, in peggio, le orme.

Gli Italiani Promised Lie,si sono formati nel 1996, ma hanno mantenuto le distanza sia con la forte tradizione del progressive-rock italiano, sia con l'ala piu' tecnicamente spettacolare della "scuola" del Teatro dei Sogni.
Molto piu' interessati ad un rock tecnico,inusuale , privo di tastiere e arrangiamenti pomposi e magniloquenti ma non per questo meno progressivo, i Promised Lie (bello il nome, fra i migliori, a mio parere...) con l'omonimo Cd d'esordio,targato 2000,seguivano la scia de i gruppi ad alto tasso tecnico,(almeno in alcuni singoli elementi ...), ma piu' orientati verso una musica dagli orizzonti piu' ampi ed imprevedibili,anche in chiave leggermermente commerciale.....Van Halen, Queen,Queensryche dell'epoca "Empire", tanto per citare quelle che mi sembrano le influenze piu' evidenti.
Tuttavia, nonostante il chitarrismo "colto" e variegato di Gianluca Piacenza (incline talvolta a digressioni "fusion" di grande effetto),la grande estensione vocale di Marco Bodini e una sezione ritmica costantemente alla ricerca di soluzioni ritmiche che oltrepassino i cliches piu' abusati, il quartetto non riesce, a mio parere, in questo primo episodio della sua discografia, a capitalizzare le sue migliori intuizioni, lasciandole sparse in cinque lunghi brani,ma senza metterne a fuoco nessuna in particolare.
L'aspetto melodico della duttile voce di Bodini, per esempio, non trova adeguata espressione in parti vocali un po' dispersive sul piano della "scrittura", senza riuscire quasi mai a coglier il centro di un chorus, un refrain etc veramente memorabili......un peccato che sarebbe stato veniale per un cantante dotato di minor talento., e per un qualsiasi altro gruppo meno attento alla prospettiva melodica e "cantabile",sebbene mai commerciale,della propria musica.

Fra i brani, mi hanno impressionato maggiormente la lunghissima "Labour pains", interminabile sfoggio di "sapienza" esecutiva, a tratti veramente notevole e distante anni luce dal motus operandi del neo-classicismo di maniera di tanto altro contemporaneo-e-concorrente metal progressive.....in brani come questo si nota come il gruppo non riesca a mettere l'accento sull'intuizione giusta, a renderla piu' omogenea e compatta, insomma, a scrivere un vero e proprio brano che non sia un'ensemble di parti legate solo dall'intenzione, e meno nei fatti.
La conclusiva "The empty screen" e' quella che trova maggior sintesi fra strumentismo valoroso e scrittura melodica ,indicando il percorso piu' adatto alle potenzialita' ancora non completamente espresse del quartetto.
L'abbinamento fra tecnica strumentale e stile basato suulla struttura del brano canonico, con accenti melodici sviluppati, non trova in questo CD d'esordio una completa affermazione, e troppi tasselli della musica dei Promised Lie rimangono vuoti, o tropp pieni, a seconda dei casi......Il talento, e il coraggio dei loro autori di non rimanere intrappolati in ambiti espressivi ristretti e col fiato corto, sono gia' riscontrabili appieno in "Promised Lie", ma solo dopo un'attento ascolto "fra le righe".....

Un paio d'anni dopo le cose cambieranno, in meglio,nel secondo CD.....

Un'amnnotazione finale: la copertina di questo Cd e' la cosa piu' lontana dall'heavy metal, in TUTTE le sue "salse", che si sia mai vista....pero' e ' cosi bella che qualcunoo potrebbe considerarla "accattivante"...quanto sono simpatiche certe parole.....

(STEFANO CODERONI)



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