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NEROCAPRA- VOX INFERI (CD, FOAD RECORDS 2011)


Sono piemontesi, all'esordio ufficiale dopo un demo, hanno scelto un nome non memorabile ma memorizzabile.

Suonano un ibrido fra il primitivo black metal degli anni 80 e una variante brutale e destabilizzante di Death metal con accenti morbosi.

Detta così, sembra un gruppo a metà strada fra primi Celtic Frost, Morbid Angel e Brutal Truth, ma queste sono solo coordinate inutili.

La realtà è che i NEROCAPRA non sono "allineati" a nessuna corrente ben precisa, pur conservando un'impronta di infermità musicale ben piantata nelle selve più putride e verminose della scena black-death primitiva.

Prestano orecchio a tutto ciò che "suona" brutale ma "pensa" musicalmente, e rileggono le sbavature più alternative di un genere troppo spesso canonico e manierato, fatto più di prassi e clichés che di reali intenti artistici.

Delle tredici tracce di questa "voce dell'inferno" sono le prime ad accedere troppo dappresso ad uno stile canonico che il trio piemontese nel complesso del proprio approccio tende ad eludere, e se fosse per i primi 4/5 pezzi i NEROCAPRA avrebbero solo in parte dimostrato il proprio valore.

"Vox inferi" invece cresce di intensità macabra con lo scorrere dei minuti, e l'abbinamento fra parole e musica di "Gabbia di contenzione" e "Mezzouomo" (fra le altre) convincono e inducono ad un ascolto non superficiale.

Il suono del gruppo è rivolto al disagio, all'impertinenza di progressioni d'accordi che snervano prima di colpire il fisico, e mi sembra che ci sia una pillola di sapienza in alcuni passaggi che potrebbero essere considerati solo "grezzi" dopo un primo ascolto.

Parlare di "sperimentazione" in un contesto simile è una stronzata dalla quale mi astengo... però mi preme sottolineare lo sforzo dei NEROCAPRA di trovare un equilibrio tra sonorità sofferte e "conservatrici" e libertà di sciogliere a piacimento canovacci espressivi logori e abusati.

Per chi scrive, il ritorno a sonorità basilari ed "antiche" in certi contesti metal non è un dogma, perlomeno per chi ha vero talento. Per gli altri, non esistono scelte,e si devono limitare a suonare loro stessi, ovvero il nulla.

Tuttavia, i Nerocapra ci offrono una alternativa: il loro è un buon esempio di come si possa essere creativi senza essere necessariamente innovativi; la loro lama affonda là dove il taglio è stato già fatto, e fino all'osso; eppure c'è del metodo non scontato nell'infliggere certe ferite.

Senza voler essere preso troppo sul serio, definirei una "non-categoria", quella dei Nerocapra.. una creatura musicale trasversale, reazionaria ma non becera, in progressione a dispetto dei paletti fra cui è imprigionata; libera nel recinto.

Nessuna contraddizione, se si sa leggere fra le righe.

Non scommetterei sulle prossime mosse del trio piemontese, poich i loro passi potrebbero seguire percorsi imprevedibili.

Ma ci faremo trovare, comunque e dovunque.



(STEFANO CODERONI)






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