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TERRORE ITALIANO-L'horror contemporaneo raccontato dai protagonisti - Vol. III, di Daniele Francardi ( libro Universitalia, 2012)

Francardi è implacabile.

Come la stanchezza che ci coglie dopo un dispiacere, o dopo una copula.

Lo conosciamo come inesorabile promulgatore del verbo dell'horror italiano cinematografico attuale, e la sua dedizione al genere è pari solo alla sua prevedibilità.

Si prevedono tutte le sue mosse in anticipo, semplicemente perché le farà TUTTE, nessuna esclusa.......

Ci parlerà di chiunque operi nel settore, non importa se per merito,scelta o caso.

Darà loro visibilità, confermerà il loro valore se ne hanno, ne ipotizzerà le potenzialità quando sarà il caso. E sarà sempre il caso, perche Daniele Francardi ci crede davvero.

Con lui ci si sente un po' Hitchcock anche se si girano cartoni animati.

Ha poca importanza se ci si sente già "arrivati" o si inizia timidamente a cercare il proprio "posto al sole", tutti (e ribadisco TUTTI) dovrebbero qualcosa in termini di riconoscenza a Francardi, perché negli ultimi 3 anni nessuno più di lui si è spaccato il didietro per promuovere il genere Horror in Italia.

In fondo è solo un Fan, una specie di rivoluzionario al contrario, uno che non aspira a creare un movimento, ma soltanto a ripristinarne uno.

Lo sta facendo in tutti i modi,spesso negando la logica e agendo al di la del buonsenso.

Naif è la parola che mi piace quando penso a lui. "inutili" è la parola che mi piace quando penso a quelli che lo criticano, senza capirne le più intime motivazioni.

Nessuno, che mi risulti, ci "mette la faccia" come sta facendo lui.

In Italia, peraltro, in un momento tragicomico per l'horror e per tutto il resto.

Non è un pioniere, ma di certo è un traghettatore, uno di quelli che rema senza acqua, immaginandosi un mare da attraversare e coste da raggiungere.

Se il genere Horror in Italia (ri)approderà da qualche parte, il merito sarà anche e sopratutto di gente come Francardi.

Il terzo volume delle sue raccolte d'interviste a personaggi più o meno noti dell'ambiente (registi, sceneggiatori, musicisti , etc.) è, questa volta, deprimente dal punto di vista grafico (copertina più brutta è difficile anche solo da ipotizzare...), ma denota , rispetto ai volumi precedenti, una migliore selezione degli intervistati (fra cui l'ottimo Zampaglione); rimango perplesso sull'effettiva utilità di certe domande poco coraggiose e di un impianto generale piuttosto negligente dal punto di vista giornalistico, ma a Daniele sono disposto a perdonare tutto.

Molto migliore di tanta gente a cui si ostina a rivolgersi, non auguro buona fortuna a Francardi.

Quella si augura solo ai deboli.


STEFANO CODERONI



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