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I RACCONTI DI HORROR PROJECT (a cura di Daniele Francardi) ( Libro - UNIVERSITALIA 2011)


Questo libro non è altro che un atto di buona volontà e di spirito d'iniziativa.

Del suo curatore Daniele Francardi, e del sito Horrorproject.fan-club.it, instancabili promotori della "rinascita" del genere horror in Italia, impegnati principalmente nell'ambito cinematografico.

Nel settembre 2011 il sito ha bandito un concorso letterario, e i migliori racconti inviati (brevi, brevissimi) sono stati premiati con la pubblicazione.

"I racconti di horror project" sono scritti da scrittori sconosciuti e da scrittori poco conosciuti, e temo che alcuni di loro rimarranno tali.

L'entusiasmo, e solo quello, è il protagonista di una iniziativa perentoriamente rivolta alla rivalutazione di un settore da anni in declino; bisogna pur fare qualcosa di concreto, e Daniele Francardi & co. lo sanno benissimo, e a loro va un plauso incondizionato che non deve nemmeno tener conto della qualità dei risultati fin'ora raggiunti.

Per questo bisogna tacere sulla inevitabile ingenuità di certe prove ancora troppo acerbe e derivative, e sulla presunzione di certi autori che sono tali solo "in pectore", e meno nei fatti.

Qualche ideuzza comunque c'è, neanche troppo meschina; è lo stile e la personalità che sono completamente assenti.... "nascosti" direbbero alcuni, visto che si parla di un contesto in cui le ombre dovrebbero essere l'unico scenario possibile....

In alcuni casi si esula dall'ambito horror per approdare a settori letterari solo in parte contigui, e il ricorso estemporaneo all'asprezza espressiva del linguaggio "hard boiled" amplia la prospettiva "di genere" del libro, e ciò non è necessariamente un male.

I brividi, lasciatemelo dire, che si avvertono fra le righe di questi racconti, non appartengono alla suggestione macabra che solo pochi maestri sanno (ancora) creare, né allo stile incerto in bilico tra tradizione calligrafica e innovazione cialtrona di chi maschera il vuoto dell'ispirazione con una fiacca coltre di parolacce e gergo "moderno/modernista" dei miei stivali.

Quei brividi voluti, rincorsi e a tratti (solo a tratti) raggiunti appartengono all'ansia comunicativa di una generazione alle prese con lo sconforto di un presente incerto e lo spettro (mica tanto) di un futuro sempre più piccino e flautolente.

E' la dolenza del precariato quella che trasuda da alcune pagine (illuminate, in tal senso..) di questo libricino indicativo oltre le proprie stesse intenzioni originarie.

Se il disagio incipiente prodotto da una società tanto ludica quanto miserabile come quella attuale può essere il terreno più fertile per la coltivazione di idee "mostruose", questo, in teoria, potrebbe essere un periodo di vacche grasse per l'horror.

Ma proprio grasse.

Staremo a vedere, o a soffrire.



STEFANO CODERONI



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