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ATTRAVERSO IL BOSCO FUORI-ANALISI E RETROSCENA DELL'HORROR CULT INDIPENDENTE DI SIMONA FALCONE E DANIELE FRANCARDI (LIBRO , COLLANA HORROR PROJECT/UNIVERSITALIA, 2011)

Che ci piaccia o no, il termine "cult" si applica spesso ad opere marginali ed emarginate dalla grande distribuzione e ben lontane dall'affermazione di massa. Molte volte le cose migliori, sul piano artistico, sono assolutamente "cult". Altre volte, le opere "cult" sono operine sfigate adatte ad un pubblico di simili: sghembe ed autoreferenti.

Non sta a me decidere a quale categoria appartenga il film horror "low -budget" del regista Gabriele Albanesi "Il Bosco Fuori" a cui questo libro è dedicato; di certo ha avuto una certa rilevanza nei circoli più intimi dell'universo cinematografico "fai da te", ed è stato subito promosso sul campo scivoloso della celluloide insanguinata, grazie anche alla partecipazione di Sergio Stivaletti che ne ha realizzato gli effetti speciali. E all'interesse che ha saputo suscitare anche all'estero grazie a nomi noti (anzi, notissimi...) come Sam aimi che ne ha promosso la distribuzione in altri territori. Senza mezzi termini, questo è un film che si è disimpegnato dalla critica e dal tempo (una volta per rendere "cult" un'opera, ci volevano anni se non decenni di revisioni critiche, cambi drastici di parametri di giudizio e di scenari di gusti del pubblico completamente mutati rispetto all'epoca in cui l'opera era stata originariamente prodotta), e appena un lustro dopo la sua nascita già si fregia di un titolo che per molti è un pregio in sé.

Il libro "Attraverso il bosco fuori" è un tributo a questo film che pare dimostri come certi "azzardi" possano riuscire ad imporsi, indipendentemente da tecnica, mode, sponsors, gusti e critica.

Scritto a quattro mani da Simona Falcone e Daniele Francardi, collaboratori del sito horrormovie.it, nonché organizzatori di eventi ed incontri "a tema"rigorosamente horror, il libro svela i retroscena della genesi del film, e della sua realizzazione,con un linguaggio semplice e schietto degli autori e le parole dello stesso regista; non si tratta di un'analisi in senso tecnico, ma solo una raccolta di fatti, episodi e stati d'animo che addizionati e moltiplicati, hanno creato la summa del film.

Illuminanti, in un senso o nell'altro, le interviste ai partecipanti all' "impresa", fra cui, naturalmente, il regista e Stivaletti.

A corredo del libro, una serie di foto di scena inedite ed estratti di storyboard.

Il libro ha dei tratti meravigliosamente naif; non c'è calcolo, né incertezza, nel rispondere alle inoffensive domande dei curatori; lo stesso Albanesi, con commovente candore, in una occasione non nega il nobile motivo per cui ha "scelto" uno dei protagonisti del suo film in cambio di una parte cospicua del (ridotto) budget col quale "Il Bosco Fuori " è stato realizzato..... ditemi voi se tutto ciò non è imprescindibilmente "cult"...... Non che questi episodi curiosi non siano già avvenuti anche nel cinema di "alto lignaggio"; semmai è strano che se ne parli in modo addirittura compiaciuto...

Fondamentale è lo scopo per cui si scrivono questi libri: la volontà di divulgare il lavoro di autori non convenzionali alle prese con l'immaginario horror, in calo di credibilità da anni in Italia. In sintesi: mettere sotto i riflettori chi già prova a farlo in proprio.

La selezione effettuata in termini qualitativi è di per se difficile, in quanto, a dispetto di quanto sostenuto da irriducibili entusiasti, l'attualità non offre grande scelta, e le opere di spessore sono poche poche.

Non è certo colpa di Francardi e Falcone se certo cinema attualmente è solo il parente povero (d'idee e cultura, e non solo di mezzi economici come alcuni idioti asseriscono... quella è solo una scusa per gli incapaci.....) del grande horror/thriller italico della vecchia generazione. Gli autori del libro fanno ciò che possono, col materiale che il genere attualmente propone: un'impresa non facile.

Il rischio che il genere non decolli, oltre che a causa di innumerevoli problemi che andrebbero analizzati in altra sede, può essere ascritto anche a certa critica troppo compiacente e benevola con chi ha poco talento. Questo libro è assolutamente onesto, i suoi autori rischiano in proprio e "Attraverso il bosco fuori" non è un ennesimo anonimo tentativo di "captatio benevolentiae".

Tuttavia, la "rinascita" a cui ambiscono gli autori del libro deve passare attraverso l'ordalia voluta da chi pretende nell'artista studio, coraggio, autenticità e talento, e non auto-compiacimento da accattoni.

Ritengo assolutamente dannoso l'atteggiamento di chi non sa distinguere fra critica e celebrazione. L'incoraggiamento e il supporto sono doverosi, ma non ci si può limitare a dare pacche sulle spalle; bisogna stimolare a far meglio, con critiche costruttive, anche a costo di urtare la suscettibilità di qualcuno. Anche a costo di andargli amabilmente sulle palle.

Se un certo tipo di critica si schiaccia, come sta facendo, sulla gobba della mediocrità imperante, ne diventa complice.

Temo che a molti vada bene cosi.

Problema loro.


STEFANO CODERONI


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