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ARCHIVIO RECENSIONI LP/CD


JUGLANS REGIA-Visioni parallele (CD autoprodotto/AKOM Productions,2008)


"Visioni parallele" e' un titolo molto suggestivo e un po' fine a se stesso,come gran parte dell'"estetica" tanto deliziosa quanto effimera del Progressive.
Ma i toscani Juglans Regia sono accostabili al movimento progressive solo in parte, ed in modo un po' forzato. "Visioni parallele" e' il loro terzo lavoro ufficiale,escludendo diversi demo tapes e apparizioni in varie compilations,e solo in questo caso appare chiara la loro reale natura musicale.
Nati come gruppo heavy metal con la denominazione "Raising Fear" nel 1992,hanno impiegato anni a maturare uno stile proprio che si distaccasse dalle impersonali matrici iniziali,scegliendo il cantato in italiano e cambiando diversi elementi-cardine della formazione come i chitarristi e i tastieristi.
Dopo un periodo di incertezza dovuto allo split con il tastierista Lapo Martini, i Juglans Regia hanno dovuto "fare di necessita' virtu'", proseguendo l'attivita ' e le incisioni senza sostituire il tastierista e arrangiando,con un'organico ridotto, una manciata di brani pensati ed elaborati principalmente per essere suonati con le tastiere......I pezzi che meglio avevano tracciato la distanza stilistica con il metal delle origini presero forma nel precedente CD "Controluce" del 2005,un lavoro frutto di un "compromesso" forzato ed inevitabile, che solo in parte indicava la nuova via intrapresa dal gruppo.

"Visioni parallele" mostra la maggiore maturita' di un gruppo ora piu'consapevole dei propri mezzi tecnici ed espressivi......gia' dal brano "L'ultimo respiro"( presente anche in "Controluce") i Juglans Regia svelano la loro direzione musicale, che porta ad una "somma algebrica" fra i retaggi del metal-rock degli esordi e un Rock italiano ,cantato in lingua madre, poco avvezzo al mainstream e allo "zucchero" da classifica .....E' solo la struttura dei brani e non certo i suoni (nella maggior parte dei casi), a contaminare lo stile dei Juglans Regia fino a confonderli con un non ben definito "progressive" che poco spartisce con l'epoca d'oro del genere e quasi niente con il metal-progressive di stretta osservanza (Dream Thetar, Fates Warning e luminari in materia vari....)....Infatti il brano-base dei Juglans Regia non si alleggerisce mai del riffing tipico del metal o del rock duro in generale, ma non se ne alimenta compulsivamente,lasciando spazio a porzioni melodico-descrittive calibrate ed accorte sul piano del coinvolgimento emotivo.La cifra stilistica della musica dei Juglans Regia non e' frutto di una "addizione" fra due stili diversi, ne' di una loro supposta "sintesi",ma partendo da una "sonora" base Rock si sviluppa in direzioni libere e poco prevedibili,senza MAI tracimare nello sfoggio tecnicistico ed autoreferente....Non e' "roba" da poco, credetemi.....

Il limite intrinseco della musica del gruppo e' la struttura stessa delle parti cantate, con metrica "obbligata" dall'uso dell'italiano,che rende ogni brano simile all'altro,parti musicali a parte.....Il pur valido Alessandro Parigi non sempre riece a scostarsi dal limitante confine espressivo che un tale approccio vocale impone: a conferma di cio' appare esplicita la magnifica prestazione vocale di Gianni Nepi, cantante degli storici Dark Quarterer, ospite nel brano "I colori dell'aria", che dimostra che per cantare vero Rock, in italiano, bisogna essere non bravi, ma MOLTO bravi....un talento limitato, e', in questi casi ,inservibile.

Se si esclude il brano "La sera", che rasenta troppo da vicino il rock italiano mainstream che non porta da nessuna parte, il resto di "Visioni parallele" vive di episodi interessanti,a tratti decisamente riusciti,e solo in parte inficiati da una produzione discreta ma non abbastanza "sofisticata" da valorizzare certi arrangiamenti tutt'altro che rudimentali.

Gia detto de "I colori dell'aria", "summa" dello stile dei Juglans Regia,ambivalente nella costruzione ritmica non lineare e nell'impatto del riffing,negli inusuali interventi solistici e nel lavoro del bassista Max Dionigi, attento a chiudere "falle" sonore con innato senso della misura, tocca all'incedere ipnotico di "Cosi' vicino" ad ammaliare l'ascoltatore piu' attento al concetto "d'atmosfera" insito nella musica...in questo caso i Juglans Regia dimostrano di aver capito l'importanza non tanto delle note da suonare, ma( come affermava qualcuno piu' famoso.....) di quelle da NON suonare......Sia le pause del brano che le singole note scelte dal chitarrista Antonello Collini in fase solista fanno di questo pezzo uno dei piu' riusciti del lotto.

E' il finale a proporre il meglio, in ogni caso......come accadeva sovente nei vecchi dischi "storici",quando il brano conclusivo era un evento a se stante,e non semplicemente "riassuntivo" di cio che il disco aveva espresso nel suo complesso, la title-track "Visioni parallele" e' un piccolo gioiello che mi auguro venga intercettato dalle "orecchie" piu' attente (mi riferisco a discografici di "settore",sopratutto....),in quanto e' un brano che da solo vale l'acquisto del Cd .....Grazie all'accorto uso delle tastiere dell'ospite Riccardo Iacono(presente anche in "I colori dell'aria") che "allargano" lo spettro sonoro e la percezione sensoriale di chi ascolta, il brano si distingue pre l'atmosfera sospesa e il bilanciamento quasi perfetto fra ariose parti descrittive,con arrangiamento simil-orchestrale, e "urgenza" comunicativa tipicamente Rock,elettricita' compresa,of course......In parole povere, un brano che ,se presente in un qualsiasi altro disco di un gruppo di "prima fascia", avrebbe fatto gridare di gioia qualcuno in piu'.....

I Juglans Regia non sono un gruppo che si unisce al "coro" di nessun genere pre-definito da stampa,dealers e pubblico; una volta si sforzavano ad essere un po' diversi,ed era gia' un merito, indipendentemente dai risultati raggiunti.
Ora, con "Visioni parallele" si sforzano di meno, perche' hanno sviluppato i muscoli, semplicemente non sforzandoli troppo.
Piu' che un merito, e' un fatto.

(STEFANO CODERONI)


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