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BERLYN---This one bites --( LP 2006 High Roller Records,limited edition 500 copies with poster)

Registrato dal vivo a Londra nel 1983, poco prima dello scioglimento della band, questo "This one bites" si distingue dalla pletora di "ripescaggi" (inediti o quasi ) tratti dalla golden-era del metal, ovvero dalla cosidetta New Wave Of British Heavy Metal, che hanno invaso il mercato negli ultimi anni. A differenza di molti prodotti che godono dell'attenzione solo dei collezionisti di quell'irripetibile movimento musicale, e che di solito lasciano indifferenti quasi tutti gli altri, questo Lp puo' attirare l'attenzione di un pubblico piu' vasto, e non solo per motivi "storici". Lo strano nome di questa band inglese pare sia dovuto all'iniziativa del loro chitarrista Trevor Walker, che fondo' il gruppo nel 1979. In realta' il chitarrista e' tedesco e si chiama Tony Shaeffer, e pare abbia suonato per un breve periodo con gli Scorpions..... l'altro chitarrista, Maurice Coyne, prima di unirsi definitivamente ai Berlyn aveva suonato negli storici Urchin insieme ad Adrian Smith, prima che quest'ultimo raggiungesse gli Iron Maiden. Dai semi-leggendari Urchin giungeva anche il bassista Alan Levett, a completare la formazione che schierava anche il cantante Tony Turlow e il batterista Cliff Massey. I Berlyn avevano in formazione ben quattro song-writers, caratteristica che permetteva loro un repertorio alquanto vario; per tutto l'album si possono ascoltare nitidamente le radici piu' pure di un certo heavy-sound di chiara matrice late-seventies, e non mancano velate citazioni a quei gruppi con i quali i Berlyn avevano talvolta intrecciato la loro strada (Scorpions, appunto, Thin Lizzy,etc.). Il sound e' compatto, le connotazioni con l'ala piu' aggressiva del movimento N.W.O.B.H.M. sono evidenti in alcune songs (in particolare l'opener "Streetfights", le cui vocals mi ricordano quelle di Steve Grimmet deiGrim Reaper), ma a colpire maggiormente e' la capacita', rara, con cui i Berlyn riuscivano a scrivere pezzi torridi mantenendo intatta una vena melodica molto "catchy" ma niente affatto ruffiana. Un abbinamento, questo, che lascia un segno sopratutto nei due ultimi brani che chiudono il set, due torrenziali "heavy-boogie" che confermano i Berlyn validi esecutori ma sopratutto musicisti capaci di perseguire, e trovare, una valida sintesi fra la tradizione del rock duro della decade precedente (e non solamente British) e la maggiore "urgenza" espressiva del movimento di cui facevano parte. (STEFANO CODERONI)




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