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ABIOGENESI---Io sono il vampiro (CD-LP,2005 Black Widow Records)

Se i termini "malinconia" e "luminosita' " non esprimessero concetti che si escludono a vicenda,si potrebbero utilizzare,in una azzardata sintesi,per descrivere questa ora di musica firmata Abiogenesi,e chiudere il cerchio senza sforzo.
"Io sono il vampiro" e' il quarto disco del gruppo guidato dal chitarrista Tony D'Urso,ed e',a parere di chi scrive, il loro lavoro piu' maturo.Anche in questa occasione vengono riaffermate le due ossessioni del gruppo,ovvero il tema del vampirismo e il dark sound degli inglesi Black Widow ,ma questa volta si evitano certe citazioni un po' forzate e certi effetti grossolani che ne avevano parzialmente svilito il vecchio repertorio. L'omaggio deliberato ai padrini Black Widow e' ribadito,ma contrariamente a tante altre bands incapaci di andare oltre la soglia dell'emulazione sterile e dell'ostentazione tecnica,gli Abiogenesi hanno imparato a distinguere la forma dal contenuto,e adottano solo la forma offerta dai loro ispiratori,a mo' di canovaccio,per esprimere sensazioni ed emozioni solo personali,ed uniche in quanto tali.Non c'e' alcuna riproposizione "in vitro" del sound irriproducibile dei primi Black Widow,ma solo una dilatazione di forme (ed uso) del loro stile originario.""Io sono il vampiro" e' il lavoro piu' "notturno" del gruppo,scevro da qualsiasi eccesso strumentale effettistico,esclusivamente concentrato all'elaborazione e alla descrizione in suoni delle emozioni tanto comuni quanto soggettivamente esclusive (la perdita,il distacco,lo smacco del tempo...);gli Abiogenesi non scrutano la notte,ma le forme che la alimentano e, ,catturandole,ne rimodellano i contorni;cio' che rimane sono quelle forme indefinite,sfuggenti , ma solo per troppa fantasia o per mancanza di contrasto .La stessa timbrica "cantautoriale" della voce di D'Urso,dal tono pacato ben si adatta ad un repertorio che non gonfia i muscoli ma svela l'intimo sotto la pelle,e parla di cio' che sa,e solo di quello. Fra i brani va segnalata la triade di "quasi-covers"(ovvero musica di altri,testi e arrangiamenti degli Abiogenesi)a cui i nostri ci hanno abituato da tempo:questa e' la volta di "Lady in black" degli Uriah Heep,di "Mary Clarck"dei sempre presenti Black Widow,e, addirittura di "Never let go" dei Camel,influenza inaspettata ma non insospettabile in un album cosi' votato all'introspezione e dai tratti malinconici.Le lunghe strumentali d'apertura"Io sono il Vampiro" e di chiusura "Sabba vampire" (quest'ultima solo sulla versione CD) non temono confronti sul piano delle atmosfere suggestive,mentre la gia' conosciuta"Belfagor"(ennesimo tributo ai telefilms /Macabro/Noir/Thriller italiani degli anni 60 a cui quasi tutti i gruppi dell'etichetta ligure BlackWidow Records pare debbano rendere omaggio)e' probabilmente il brano piu' canonicamente "dark sound" del lotto, ma elaborato in un'ottica originale e niente affatto di "maniera"."Vampire blues"invece potrebbe averla scritta chiunque,ma mai "vissuta" e suonata con tanta intensita';da ovazione l'assolo di chitarra di D'Urso,che da solo vale il prezzo del biglietto.

Gli Abiogenesi non pagano dazio al suono claustrofobico tanto in voga negli ambienti dark/doom meno ispirati,ne' si assoggettano al giochino puerile di chi cerca l'annichilimento delle carni e dello spirito,ma solo a parole,o a note. In "Io sono il vampiro" non ci si consegna al buio come condanna definitiva,ne' si cerca alcun balsamo che ottunda nervi,speranze e pensieri; infatti non ci si vergogna affatto di riscoprirsi fragili ,ma mai inermi, magari solo un po' indisciplinati e vaghi,ancora e sempre sospesi fra incertezze e paure.Tra le tenebre,ma non con le tenebre.E con una fiaccola in mano.
Malinconia e luminosita',dicevo,e confermo.

Ho il sospetto che questo disco non piacera' troppo ai doomsters integralisti,ne' agli eterni orfani dell'ala piu' tecnicista del progressive puro,ne' tantomeno agli innumerevoli sedicenti vampiri dei nostri giorni,tanto rossi nel sangue quanto opachi nei pensieri.
E di tutto cio',personalmente,sono felice.
(STEFANO CODERONI)




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