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ARCHIVIO INTERVISTE



MONTEFELTRO---ATTILIO VIRGILIO (ottobre 2007)
Non mi importa niente della logica che impone l'esigenza di un'intervista fatta solo e sempre per promuovere un nuovo prodotto,"fresco di stampa"...Il gruppo progressive romano Montefeltro non ha attualmente un bel niente da pubbblicizzare....quando ho deciso di intervistare il loro chitarrista e cantante Attilio Virgilio sapevo di contravvenire ad una regola non scritta.La storia dei Montefeltro e' un percorso fatto di tante piccole cose,sempre clamorosamente distanti fra loro,nel tempo e nello spazio......le incomprensioni,gli strappi delle relazioni,i tempi delle produzioni dilatati fino allo sfinimento.....e due CDs che avrebbero potuto fare (un po' di..) storia,e che invece ritroviamo solo nelle cronache sfiatate di un ambiente dal fiato corto,capace di esaltare solo le proprie contraddizzioni.

Molti seguaci del progressive italiano ricordano ancora quel "Il tempo di far la fantasia",il CD d'esordio dei tuoi Montefeltro, uscito per la storica etichetta francese Musea nel 1993,uno dei piu' bei lavori realizzati da italiani negli anni 90.Non tutti invece si accorsero del secondo Cd ,"Il pesce rosso...",pubblicato dall'italiana Mellow quasi dieci anni dopo. Come dobbiamo considerare i Montefeltro oggi,una promessa non mantenuta ?

ATTILIO VIRGILIO-Se appartieni alla Musica, non le sfuggirai mai. Un concorso di cause ha fatto sì che “Il Pesce Rosso.. “ sia rimasto nascosto alla vista (ed all’udito) di tanti ma se pescare il pesce rosso pare essere stato un problema, questo si può sempre risolvere...con l’esca giusta . Da quelli che se ne sono nutriti ho ricevuto ampi consensi, anche da chi inizialmente aveva ‘sofferto’ la differenza di quanto atteso da dieci anni, come una bomba a scoppio ritardato. Il commento più piacevole da una tale Andreas da Stoccolma che ne ha recensito a 5 stelle le caratteristiche con perfetta rispondenza alle mie intenzioni compositive. E già solo questo per me è gratificante; la stima della tiratura, la gloria sul confronto ad altre bands, le ‘fanzine re-gressive’ a simpatia non mi appartengono. Oggi dobbiamo considerare Montefeltro null’altro di quanto è sempre stato: un progetto musicale di Attilio Virgilio intorno al quale suonano i musicisti adatti al singolo lavoro che ci si prefigge di eseguire. Intendo ogni disco un discorso chiuso in se, nel senso che tutto ciò che deve essere espresso lo deve essere nello spazio finito di un album, mai ripetere due volte la stessa cosa; ciò ne sancirebbe insufficienza e mancanza di argomentazioni. In tal senso la ‘promessa’ con me stesso è stata mantenuta: diametralmente all’aurea epica del primo cd “Il tempo di far la fantasia”, che si incentrava su temi da coinvolgimento ‘cosmico’, da panorama, con ampie ‘rooms’, larghissime riverberazioni da cattedrale, con soggetti fortemente sovrapposti, il secondo album è stato voluto così, un sound da zoom che riducesse la distanza del punto di ascolto del pubblico, una messa a fuoco sui dettagli, una applicazione prossemica di psicoacustica: la collocazione del suonato e del cantato ad una ‘distanza’ ravvicinata nell’ambiente, a volte confidenziale, con riverberi corti o quasi assenti, una selezione “less is more” dei timbri e delle voci narranti , proprio perché ‘Il pesce’ parla intimamente, quasi sussurrando dentro l’orecchio dell’anima di chi ascolta, con voci anche doppiate a varie ottave o equalizzate in modalità ‘phone’, tipo radiolina o telefono ‘attaccati’, appunto, all’orecchio.


Sei sempre stato l'unico autore delle musiche e dei testi dei Montefeltro,e,per quel poco che conta,nell'ambiente del prog italiano sei considerato un personaggio "difficile".... In molti sostengono che i vari musicisti che si sono avvicendati nei Montefeltro abbiano solo dovuto assecondare te e le tue idee.Una vecchia storia. Il clima d'isolamento ti giova?

ATTILIO VIRGILIO-Sì, l’isolamento mi permette, con totale libertà, di realizzare l’obiettivo con maggiore chiarezza: per me è una dichiarazione di intenti: per condurre in porto un disco difficile occorre un personaggio ‘difficile’ se tale aggettivo vuole dire ‘fermezza e costanza’.  Essendo stato,come tu dici, “sempre l’unico autore delle musiche e dei testi” , parlare di assecondamento delle mie idee è una contraddizione nei termini perché, allora, si dovrebbero verificare due condizioni: la necessità di almeno un’ altra idea alternativa alla mia e la situazione in cui a fronte di più idee i vari musicisti ‘avrebbero solo dovuto assecondare la mia’. Ma non c’è stata mai, nemmeno una circostanza in cui sia stata presentata in sala prove una altrui composizione perciò non si è potuto mai fare altro che lavorare sulle uniche disponibili, le mie. Circa la scelta di approfondire o bocciare questa o quella soluzione, lo si è fatto democraticamente e la cosa è sempre piaciuta a tutti, lo si può facilmente constatare (è un invito) nei siti personali di tanti musicisti che hanno soggiornato nel Montefeltro e da come tale partecipazione sia menzionata ed esposta quale esperienza nobilitante al proprio curriculum.


Raccontami il travaglio che ti ha portato all'incisione di "Il pesce rosso...",escludendo i particolari gossip.....

ATTILIO VIRGILIO-L’inizio del ‘Pesce rosso…’ è stato da una situazione di tabula rasa serena, non era nato prima ed interrotto dai processi di mutazione della line-up Montefeltro. La ricerca del cast si è incentrata sulla mia personale urgente convinzione di praticare un opposto, di controvertire lo ‘standart’ tipologico del sound prog- revivalistico del disco precedente, sinfonico ed epico. La formazione a tre con l’eliminazione delle tastiere necessariamente è confacente alle volute tematiche analitiche intimistiche del ‘Pesce…’ Piuttosto che ordire tessiture a rischio di ‘chiasso’ semantico ho preferito una selezione di suoni più vari, chiari ed esaustivi, di linee convinte e distinguibilmente forti e complete; l’attenzione ad evitare le aggiunte di superfluo; tali orditure multitimbriche del ‘pesce rosso’ sono come una molteplicità di braccia di un unico soggetto ‘parlante’ anziché di molte braccia di molti soggetti. Col ‘Pesce rosso…’era anche la prima volta che incidevamo nel nostro studio di registrazione (Lo studio del Duca) e, sai, senza tassametro si ha tutto il tempo di cancellare, correggere, aggiungere o perfezionare in totale libertà, anche se il rovescio della medaglia è che il tassametro viene in aiuto degli indecisi . A proposito dei timbri, ho voluto che l’approccio chitarristico riguardasse tutti i timbri, ed è per questo che ho preferito eseguire le linee scritte per voci di sintesi e di tappeto con la chitarra sinth anziché con la master keyboard, anche disponendo della possibilità di ingaggiare bravi tastieristi.


Oltre ad essere un musicista,sei un Architetto. Quanto di questa attivita' trova spazio nella tua musica?

 ATTILIO VIRGILIO-Tutto lo spazio: la mia duplice veste di architetto - musicista in realtà è una monade: non distinguo diversità di applicazione se non per gli specifici vocabolari; la grammatica e la sintassi è la stessa . Occupandomi del Restauro di Architettura monumentale ed opere d’arte, mi trovo a colloquiare con quanto ci è pervenuto da uomini di secoli fa. La mia partecipazione, il mio passaggio nella storia di quel monumento, deve necessariamente essere mediata dall’ intimo dialogo con il monumento che prima o poi ‘racconta’ di se, ma con un linguaggio fatto sia di fatti veri sia di suggestioni che vanno interpretate. Una volta saputa la volontà del ‘gigante-monumento’ l’architetto non deve fare altro che limitarsi ad assecondarla evitando di lasciarsi andare in quella brutta tentazione di lasciare per forza il segno del proprio passaggio su quel monumento che anche a lui sopravviverà. Nella musica il discorso non cambia: l’attenzione è rivolta a quello che è l’input profondo del progetto, la chiarezza degli intenti mi porta ad una fedeltà del processo creativo che deve evitare , come nel restauro’, di lasciare il segno in senso negativo che in questo caso consisterebbe in ciò che opacizza, distoglie l’attenzione, rende meno chiaro, il messaggio intrapreso: frasi melodiche efficacissime che non riescono a penetrare o ad evocare emozioni perché confuse nelle trame di altre frasi melodiche sovrapposte: insomma viva l’intellegibilità! L’abilità del compositore è quella allora di riconoscere quale strada sia la più praticabile per la comunicazione e soprattutto la coordinazione delle varie componenti del sound al servizio di una espressione cristallina: infatti, l’architetto è come un direttore d’orchestra che organizza e fa muovere le diverse professionalità in una sola direzione volta alla creazione o al restauro di un insieme unico ma pluri - disciplinare: l’orecchio teso all ‘effetto finale della composizione mi porta quindi a concepire ruoli degli strumenti anche intercambiabili, laddove le partiture ritmiche non necessariamente suonano come ‘tamburo’ o l’armonia non necessariamente percorre range di frequenze basse.


Di solito il musicista  che si ispira in modo disinvolto ai grandi del rock viene definito poco originale,e di scarso profilo artistico....Chi invece attinge direttamente alla musica rinascimentale,ai madrigali etc. viene spesso riconosciuto come musicista "colto". Rubare in un vecchio castello e' meno grave che rubare in un appartamento?..La refurtiva e' refurtiva...

ATTILIO VIRGILIO-Rubare è un termine che implica il concetto di ‘plagio’. Gli appetiti particolari portano a refurtiva particolare. Io sostengo che l’iter formativo percorso sui testi sacri classici ed antichi, per causa di forza maggiore induce ad una ‘preferenza stilistica’ esecutiva, una inclinazione dialettale piuttosto che ad un ‘attingere’. La predilezione per scelte armoniche condivise da altri può indurre alla sensazione di una emulazione o di una scopiazzatura di questo o quell’ altro gruppo od artista. Certi intervalli armonici non significano ‘rubare’ solo perché suscitano effetti emotivi già provati con altri dischi. Quando ci si trova poi di fronte a veri copia-incolla, non è detto che tale processo non sia l’estenzione alla musica di collage ‘critici’ ed originali di citazioni tipiche di forme artistiche visive tipo Surrealismo.  


Non ti definirei un musicista "istintivo",e ne ho conferma dai tempi biblici che separano la pubblicazione dei tuoi lavori. So che stai elaborando un terzo CD che potrebbe materializzarsi prima della fine dei tempi.Ce ne vuoi parlare,magari lentamente?

ATTILIO VIRGILIO-Il terzo CD si intitolerà ‘Nina’ ed è nella fase di stesura compositiva. Ci sono già alcune tracce chiaramente definite ed altro materiale ancora un po’ ‘bozzolo’. E’ l’approdo provenendo da una direzione della quale ‘il pesce rosso’ ne è il bivio, lo step di transizione. L’esperienza svolta con la colonna sonora “Le nozze di Pinocchio” per il film documentario ‘Mongla’ ha rafforzato un carattere evocativo che si sentirà particolarmente nell’ album “Nina”. L’uso della tecnologia, infine, nella creazione di pattern modulari che mi piace qualificare come ‘da costruzione’ enfatizza la articolazione ‘geometrica’ di nuove soluzioni di orchestrazione. Infatti in tempi recenti mi sono dedicato a studi approfonditi di matematica che hanno ispirato le gerarchie strutturali delle singole composizioni e dell’intero album. Come un album è un lavoro concluso in se, collezione di canzoni concluse in se, così ogni singolo album è una parte di una ‘collezione’ di album (che può essere in trilogia per esempio). Ho confermato a me stesso quanto piacevole sia la rispondenza di una legge di algebra euclidea come tracciato ordinatore e quanto l’equilibrio delle quantità omogenee sia applicabile nella ricerca degli equilibri di una canzone.  


Alcuni dei gruppi "storici" del progressive italiano  piu' abili nella costruzione delle melodie vocali,non si avvalevano certo di cantanti virtuosi,o comunque dalla grande tecnica ed estensione vocale....Quali sono i tuoi rapporti intimi con ugola e diaframma?

ATTILIO VIRGILIO-Non ho ancora avuto rapporti intimi di tal guisa e tu? A parte lo scherzo, posso dire che in linea di massima io schematizzo la casistica in tre opzioni: solo tecnica, solo personalità, personalità con tecnica. La terza opzione è per me quella auspicabile, intendendo la personalità come assoluta riconoscibilità cioè quella qualità che ti fa dire “ecco è proprio lui!”; la tecnica è sicuramente la possibilità di muoversi liberamente e con padronanza sui territori voluti anche se in difetto di ciò, la capacità di molti ‘limitati’ di fare di necessità virtù è sicuramente una dote e non più difetto, tanto è vero che tu stesso definisci, a ragione, quei gruppi con tali cantanti come gruppi “storici”. Quanto alla mia voce, essendo il Montefeltro sound accompagnato da tematiche più metafisiche che materiche, la mia voce è orientata ad una ambientazione più emotiva ed animistica anziché di impatto e corporalità. La mancanza di materia ricercata, mi ha spinto a volte verso soluzioni estreme nel campo dell’escursione vocale, adottando il falsetto e la riverberazione, cantando più di gola che di petto. L’esperienza storica di vocalist ‘impostati’, cantanti di ‘mestiere’, la osservo con rispetto ma sempre nell’ottica di una fedeltà. Recentemente, per esempio, ho apprezzato come John Wetton rimanga se stesso, riconoscibilmente personale e tecnico anche in brani extra-cult come ‘Firth of Fifth’ senza (è il mio pensiero) far scadere tale pezzo sacro.    


Il rock progressivo,piuttosto refrattario a mode,ostentazioni sessiste e marchette televisive,permette ai suoi esponenti di protrarre la propria carriera ben oltre i limiti ciclici imposti dallo show -biz in perenne omaggio alla fascia di pubblico piu' giovane ed ingenua,e talvolta, terribilmente spendacciona.....Le ambizioni di certi gruppi prog sono ben oltre l'insorgere delle rughe. Tu ,che vecchio ancora non sei (almeno per i prossimi 20 minuti..),sai che puoi suonare e comporre questo tipo di musica indipendentemente da tutto,o quasi....Senza dannarti l'anima a muovere il bacino,a tirare fuori la lingua,a scompigliare una chioma mai fedele a se stessa, nel tempo..... Quanto c'e',se c'e',di "fisico" nella musica dei Montefeltro? Forse il termine e' sbagliato,ma cosa "invecchia" nella tua musica?

ATTILIO VIRGILIO-Montefeltro non è assolutamente un sound ‘fisico’ nel senso che non ha la incarnazione nei muscoli e nella gestualità tipica della rock-band. Tra emotività e vibrazione, direi che l‘emotività in Montefeltro copre quasi il 100%. Circa l’invecchiamento, mi viene da pensare alla databilità dei suoni, così come nella mentalità del suonato e del composto in relazione al ‘design’ dei tempi. Un tentativo di ‘eternità’ allora potrebbe essere quello di ostentare ciò che è duraturo, la naturalità per esempio? Penso di sì. La ridondanza ‘70s la concepisco oggi come anacronistica per quelle manifestazioni volutamente (forzatamente direi) di molti dischi dove per forza ci doveva essere il Mellotron o le tastiere ( questo ahimè è pensato da molte prog band, da molti progsters e peggio da molti sedicenti produttori di dischi prog) ed è per questo che ricerco una forma di sintesi sincera che non significa povertà perché comunque dove serve c’è articolazione estrema e complessità, ma in un periodo storico dove è importante la velocità , non hai tempo di meditare e di ritornare a ripassare sui tuoi passi perciò, è una metafora la mia, è meglio che ciò che hai di fronte sia chiaro ed incisivo una volta per tutte: è un po’ come questa mia casa minimalista di resina bianca e acciaio inox dove non ci sono orpelli e soprattutto con i colori naturali dei suoi materiali, l’acciaio non è verniciato. Per quanto detto, mi viene da distinguere, oggi, il termine “prog” in “revival prog” e “real prog” nel senso della ricerca della ‘progressione’. Io sono per la seconda perché sono onnivoro di musica e sento molte emozioni che mi davano solo i dischi prog, in tanti altri generi musicali, anche lontani, ma distintamente sorprendenti in originalità e libertà compositiva, anche, pensa, in certa musica leggera italiana di qualità.  


I Montefeltro,pur non essendo stati fra i gruppi piu' attivi dal vivo negli anni 90,sono stati protagonisti di alcuni show di ottimo livello.C'e' chi sostiene che un gruppo rock non e' tale se non nella dimensione live.Eppure esistono musicisti clamorosi che incidono splendidi dischi senza apparire in pubblico.Cosa rispondi a coloro che pensano che non c'e' buona musica rock senza sudore e riflettori?

ATTILIO VIRGILIO-Ritengo che per le ‘rock’ bands sia necessaria la situazione live rappresentando il momento in cui si esprimono grosse componenti come la ritualità, la gestualità, la vibrazione, cose che penetrano insieme alle note in ugual misura. Per la musica di Montefeltro fatta quasi esclusivamente di Emotività, la attività live la ritengo meno importante di quanto lo è per il rock’n roll world fatto per lo più di Vibrazione, a meno di una possibilità di eseguibilità dei brani con arrangiamenti diversi (ma non riduttivi) più consoni al live. Quando vado ad ascoltare concerti di musica prog mi interessa molto l’aspetto insito nella capacità dei musicisti di ripetersi con disinvoltura nella difficoltà esecutiva dei brani in studio (in questo i grandi padri eccellevano), ma quando avverto una semplificazione ciò mi disturba. Estendendo alla mia personale esperienza, devo dire che quei mitici concerti dei Montefeltro dei primi anni ’90 furono assai gratificanti, ma tendevamo a spingere sull’”acceleratore” nel senso che un po’ si perdevano certe finezze da studio che potevamo ottenere solo con allestimenti del live di tecnologia superiore e sicuramente più esperienza. Allora si studiavano anche arrangiamenti differenti, in realtà per alcuni versi anche più piacevoli per il carattere di novità che avvertivano le nostre orecchie ormai sature, io suonavo anche il basso! Preparare un concerto per Montefeltro oggi significherebbe mesi di prove e configurazione delle apparecchiature, ma non avendo programmi di tour da decine di date, l’impegno sarebbe smisurato. Ciò non significa che non si vedrà Montefeltro live ma quando avverrà dovrà essere ad alti livelli per i quali allora l’impegno nella preparazione sarà, prometto, oltre l’impossibile.  


A pochi piace parlare delle proprie frustrazioni,artistiche e/o personali;  qualcuno invece e' logorroico,in tal senso......buona parte della scena gothic,doom e di certo progressive tardo-romantico e' invasa da sedicenti artisti "malati" di malinconia e derivati.......E' una vecchia questione,mai del tutto risolta,e molto soggettiva:la serenita' impedisce l'insorgere  e lo sviluppo della creativita' pura?L'Arte e' sopratutto figlia del disagio? Attilio Virgilio quanto ha che fare con l'Arte,o col disagio?

ATTILIO VIRGILIO-L’Arte è il mio pane quotidiano soggettivamente ed oggettivamente e l’Arte in quanto preda e predatore dell’emozione, alla lunga intenerisce troppo il cuore e si può diventare ipersensibili e vulnerabili. Da questo gioco di rincorsa a corto circuito ne scaturisce gioco-forza che alle emozioni si associa l’Arte e viceversa. Sia emozioni tristi che di gioia. Per quanto mi riguarda faccio parte di quella guarnigione di ispirati dal dolore anche se ora sono veramente felice. Mi sono spesso interrogato su come razionalmente si possa spiegare l’attimo creativo partorito da condizioni emotive particolari. Forse in quei momenti , per delusioni affettive, disagio sociale o esistenziale ci si rifugia istintivamente in una sfera della propria mente in grado di testimoniare (attraverso la manifestazione artistica) al mondo di esserci, di non essere scollegati e di valere pure tanto, tanto da farla pagare a chissà chi, la volontà di ricordare a se stessi di essere capaci di fiorire e di non essere ‘come un ramo secco abbandonato che cerca inutilmente di fiorire’.      

(intervista di STEFANO CODERONI)




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